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Taggia, inizia con un provocatore la tappa sanremese di Matteo Renzi fotogallery

Il viaggio dell'ex premier continuerà fino a Sanremo insieme al ministro Marianna Madia

Taggia. Appena sceso dal treno con mezz’ora di ritardo Matteo Renzi, accompagnato dal ministro Marianna Maida, è stato subito fermato da un provocatore che l’ha tempestato di domande inerenti alla scelta di continuare la politica nonostante il voto negativo del referendum e sulle tasse. L’ex premier ha replicato punto su punto alle domande senza mai scomporsi, finché il suo interlocutore ha desistito e così il segretario del partito democratico si è potuto dirigere alla sua macchina che lo condurrà a Sanremo.

Dopo aver fatto tappa in tante altre città italiane, Renzi ha raggiunto l’estremo ponente ligure coinvolgendolo così nel suo viaggio #destinazioneitalia: questo lo “spot” del politico fiorentino che ha deciso di intraprendere una campagna elettorale diversa dalle solite, allo scopo di “incontrare e ascoltare le persone vere, lontane dal chiacchiericcio di tutti i giorni del palazzo. Questa è la ragione del #trenoPd: oltre cento tappe in tutta Italia per prendere appunti, discutere, imparare, condividere, proporre. In una parola per fare politica”, come aveva spiegato nel suo blog. 
Quarantadue anni, nato a Firenze e cresciuto a Rignano sull’Arno, Matteo Renzi ha vissuto fin da giovanissimo l’esperienza scout, di cui dichiara di portarsi dietro “la voglia di giocare e di “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (Baden Powell)”. Un impegno, quello di Renzi che lo ha segnato anche negli anni del liceo, dove ha ricoperto il ruolo di rappresentate di istituto. Mentre da studente universitario, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, ha contribuito alla nascita dei “Comitati per Prodi”.

Prima della scalata politica, che lo ha portato a ricoprire, dopo le dimissioni di Enrico Letta, il ruolo di premier, ruolo che ha lasciato il 7 dicembre 2016, quando a seguito del voto sfavorevole del referendum costituzionale del 4 dicembre ha rassegnato le dimissioni, Renzi aveva lavorato come dirigente nell’azienda di famiglia che si occupa di servizi di marketing, oltre ad esser stato caporedattore della rivista “Camminiamo insieme”, segretario provinciale del Ppi e coordinatore de La Margherita fiorentina.

Ad attendere Matteo Renzi alla stazione oltre ad un nutrito gruppo di giornalisti e alle forze dell’ordine, vi erano anche il sindaco di Taggia Mario Conio, il segretario del PD Pietro Mannoni, alcuni rappresentanti del partito democratico e una decina di persone. Prima di salire sull’auto in direzione Sanremo, Renzi ha scambiato due battute con Albanese sull’Argentina, squadra locale impegnata nel girone D insieme alla Rignagnese, città natale dell’ex premier.

Dalla stazione di Taggia, Renzi proseguirà in auto fino alla vicina Sanremo, dove incontrerà i cittadini presso il teatro Ariston. La decisione di fermare il convoglio a Taggia e non proseguire nella stazione della città dei fiori è legata a motivi di viabilità su rotaia, visto che la stazione di Sanremo ha solo due binari e per poter lasciare in sosta il treno del Pd alcuni convogli sarebbero stati soppressi.

La carriera politica:

Nel 2004 viene eletto Presidente della Provincia di Firenze: durante il suo mandato riduce le tasse in Provincia, taglia i costi dell’Ente e aumenta gli investimenti in cultura e ambiente.
Nel 2008 decide di mettersi di nuovo in gioco: rifiuta la proposta del centrosinistra di candidarsi per un secondo mandato da Presidente della Provincia e il 29 settembre annuncia la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico per la corsa a Sindaco di Firenze, con lo slogan “O cambio Firenze o cambio mestiere e torno a lavorare”. Sfidando l’immobilismo dell’establishment politico vince, nello stupore generale, le primarie raccogliendo il 40,52% dei voti.
Nel giugno 2009 diventa sindaco: Firenze respira aria nuova, di nuova vitalità politica. Con una giunta dimezzata rispetto al passato e formata da metà donne e metà uomini, Firenze è la prima città italiana ad approvare un Piano strutturale a ‘volumi zero’ e a dire stop al cemento e al consumo di suolo. Parte la pedonalizzazione del centro storico, l’impegno per una città più verde e una campagna contro le morti sulla strada. Negli anni seguenti ha proseguito il lavoro aumentando gli investimenti su scuola, sociale e cultura. Ogni anno per la festa del patrono, San Giovanni, sono stati restituiti o aperti luoghi simbolo della città: nel 2010 sono stati eliminati i metal detector dall’ingresso di Palazzo Vecchio e aperte tutte le porte d’ingresso. Nel 2011 è stata riaperta la Torre San Niccolò. Nel 2012 è stata aperta per la prima volta ai cittadini la Torre d’Arnolfo di Palazzo Vecchio. Nel 2013 è stato inaugurato il bookshop di Palazzo Vecchio.
Il 2010 è l’anno della convention “Prossima Fermata: Italia”, da dove parte l’idea di una possibile, dovuta, ‘rottamazione’ di una classe politica ormai da decenni incollata alle poltrone.
L’anno dopo è la volta di “Big Bang: politici, scrittori, imprenditori e centinaia di persone salgono sul palco per esprimere la propria idea sul cambiamento dell’Italia. E ancora “Italia Obiettivo Comune”, dove tra un migliaio di amministratori locali si progetta un nuovo modello per l’Italia e un nuovo modello di Pd.
Il 13 settembre 2012 Matteo Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie del centrosinistra. Nel frattempo continua l’impegno con la città. La campagna elettorale dura tre mesi: in un viaggio in camper Matteo tocca tutte le province italiane. Il 2 dicembre perde le primarie al ballottaggio contro Pier Luigi Bersani.
Nel 2013 corre nuovamente per le primarie, stavolta del Partito Democratico, e l’8 dicembre vince la competizione con il 67,5% dei voti, diventando segretario del Partito e battendo Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati e Gianni Pittella.
Dal 22 febbraio 2014, a seguito delle dimissioni rassegnate da Enrico Letta dopo la votazione a larghissima maggioranza da parte della Direzione del PD, è Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, il più giovane dall’unità d’Italia.
Il giorno 7 dicembre 2016, preso atto del voto sfavorevole del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, rassegna le dimissioni.

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