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Sanremese scagionato dal cognato dall’accusa di aver violentato la moglie

In primo grado era stato condannato a 4 anni e 6 mesi

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Genova. La corte d’appello mette un paletto in una squallida storia di calunnie. Un sanremese trentenne è stato assolto dall’accusa di violenze sessuali nei confronti della sua ex moglie, una coetanea marocchina. Lei lo aveva accusato di aver subito le molestie nell’arco del 2009 e i giudici collegiali di primo grado del Tribunale di Imperia (Donatella Aschero e i giudici a latere Laura Russo e Silvia Trevia) lo avevano condannato lo scorso febbraio. La pena, della quale l’uomo non ha fortunatamente scontato un giorno di carcere era di quattro anni e sei mesi.

Ma la Corte d’Apello, lo scorso mercoledì 15 ottobre, ha ribaltato la sentenza, con lo stesso procuratore generale di Genova Grasso che chiede l’assoluzione dell’imputato. Fondamentale, nella sentenza, la testimonianza del fratello della donna. Lui stesso ha detto che sua sorella, in più occasioni e anche su una chat di Facebook, gli avrebbe detto di essere disposta a tutto pur di vedere finire l’ex marito in galera e quelle che le accuse erano tutte bugie. Inoltre sembra che la donna (che ha due figli con l’imputato) dopo la separazione, in quattro anni non abbia mai riferito nulla delle violenze agli assistenti sociali del consultorio che frequentava. L’uomo è difeso dall’avvocato Andrea Rovere. “Quando si denuncia una violenza sessuale bisogna fare sempre molte verifiche ed accertamenti sulla loro veridicità. Specialmente quando la prova è solo la parola di un soggetto contro quella di un’altro – spiega il penalista sanremese – per evitare che un innocente venga condannato”

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