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Mamme di Sanremo si ribellano all’obbligo di accompagnare i figli alle medie: “Lasciategli la possibilità di essere indipendenti”

La querelle dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la colpevolezza del Miur per la morte di un alunno di 11 anni all'uscita da scuola

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Sanremo. «Tornare a casa da scuola da soli è un fattore importante per la crescita dei nostri figli, il primo piccolo grande passo verso la conquista della loro indipendenza. Impedirlo è qualcosa di assurdo che porterebbe non pochi disagi anche a noi genitori che per recarci a scuola, magari pure due o tre volte al giorno per chi ha più di un bambino, dovremmo chiedere permessi e allontanarci dal quel posto di lavoro che abbiamo trovato a fatica. Non sempre infatti i nonni possono dare una mano e cosa facciamo? Non mandiamo i nostri figli a scuola?». Così un gruppo di mamme di Sanremo in merito alla recente giurisprudenza che imporrebbe alle famiglie di recarsi a prendere i figli anche all’uscita della scuola secondaria di primo grado, come finora avveniva solo per quella primaria. Una decisione scaturita dalla necessità di tutelare l’incolumità di studenti e studentesse minori di 14 anni e al tempo stesso per sollevarne gli istituti scolastici da ogni responsabilità, dopo la sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione lo scorso settembre che ha riconosciuto la colpevolezza del Miur per la morte di un ragazzo toscano di 11 anni investito da un autobus di linea all’uscita da scuola nel 2003.

«Al momento regna tanta confusione – dice Cristina D.O., infermiera e mamma di due figli, una ragazzina di 11 anni e un bambino di 9 anni e mezzo –. Diversamente da altre scuole italiane a noi non è arrivata alcuna comunicazione specifica. Nel caso in cui la decisione della Corte di Cassazione dovesse diventare legge, per me e mio marito, che lavora nella mensa di un asilo nido, le giornate si complicherebbero. Abbiamo due figli, la più grande va alle medie e il più piccolo alle elementari, e hanno orari di entrata e di uscita da scuola differenti che per altro non coincidono con i nostri orari di lavoro. Per questa ragione, abbiamo deciso di iscrivere la grande al servizio scuolabus. La domanda ora però è: se un domani obbligatoriamente i genitori dovranno recarsi ai cancelli della scuola, quel pulmino che oggi mia figlia attende con tanto entusiasmo potrà ancora prenderlo? Non c’è chiarezza e ammetto di essere davvero disgustata dal sistema di governo italiano e da tutte le sue nuove leggi. Abbiamo appena terminato il calvario delle vaccinazioni e adesso scoppia questo caso che – sottolinea C. – a mio parere non risiede tanto nella questione “i genitori lavorano e non possono andare a prendere i figli a scuola”, quanto, piuttosto, in una questione di privazione di quella piccola dose di autonomia che i ragazzi acquisiscono proprio con l’ingresso alla scuola media. E poi ci lamentiamo se a 30 anni compiuti i figli vivono ancora a casa con mamma e papà? Ritengo che, invece di impuntarsi su aspetti che per le famiglie hanno poca importanza, i ministri debbano tenere più in considerazione i bisogni dei ragazzi e magari rivalutare lo stesso piano formativo che è rimasto tale e quale a quando andavo a scuola io».

Dello stesso parere è Manuela M., anche lei mamma di due figli, una femmina e un maschio che frequentano rispettivamente la secondaria di primo grado e la primaria: «Credo che tutto ciò sia assurdo. I bambini sono contenti di raggiungere casa in completa autonomia, salendo a bordo di uno scuolabus insieme agli amici, piuttosto che avvicinarsi alla strada principale dove mamma, papà o qualche adulto di famiglia sono pronti ad aspettarli. Come fanno a diventare grandi se continuiamo a star loro con il fiato sul collo? È un paradosso che lede anche i metodi educativi di noi genitori. Pensate – evidenzia M. –, ogni giorno cerchiamo di farli diventare più responsabili lasciandogli il compito di svolgere determinate attività, come, ad esempio, prepararsi la cartella da soli. Poi d’un tratto iniziamo a presentarci al portone della scuola come quando erano alle elementari. È un controsenso al quale mia figlia risponderebbe: “Mamma, ma dov’è la differenza fra me e mio fratello? Perché continui a trattarmi allo stesso modo in cui tratti lui se sono più grande?”. Inoltre io ho due bambini che da lunedì al venerdì escono uno alle 14 e l’altro alle 16, come farei ad andarli a prendere di persona? Non hai il tempo di dar da mangiare a uno che già devi correre a prendere l’altro. E il lavoro? Come faccio?».

A Cristina e Manuela fa eco un’altra mamma, Elena S., che aggiunge: «A mio parere i ragazzi delle medie debbano avere una maggiore autonomia rispetto alle elementari. Io ho una figlia di 11 anni e generalmente la lasciamo a pochi metri dalla scuola e andiamo a riprenderla a qualche centinaia di metri di distanza. Questo consente a lei di sviluppare indipendenza e a noi genitori, ma anche ai nonni, di impiegare meno tempo possibile: perché io ho un’altra figlia che va alle elementari ed esce alle 16 e la nonna, a sua volta, ha altri due nipoti che escono alle 14. Organizzarsi non è sempre facile. Diciamo che la nostra è un’autonomia “monitorata” e credo che ci voglia un’ “educazione all’indipendenza”: l’autonomia è una conquista quotidiana e progressiva».

Per superare l’obbligo da parte dei genitori di andare a prendere i figli a scuola, alcuni partiti politici hanno ipotizzato di inserire un emendamento nel primo provvedimento legislativo utile (al momento si pensa il decreto di legge fiscale, in esame a Palazzo Madama) che “consenta l’uscita autonoma dei minori di 14 anni” al termine dell’orario di lezione, esonerando la scuola “dalla responsabilità” prevista dall’ultima sentenza in materia espressa dalla Corte di Cassazione, da altre pronunciate in passato nonché dalla stessa normativa in vigore. L’emendamento consentirebbe di abbreviare i tempi burocratici e porterebbe alla realizzazione di una liberatoria che darà a genitori, tutori o soggetti affidatari la possibilità di scegliere l’uscita autonoma dei figli under 14.

E se tante famiglie potranno così tirare un sospiro di sollievo, c’è chi invece è favorevole all’obbligo; come Nicoletta A., mamma di una ragazza iscritta al primo anno di scuola media: «In determinati contesti, io credo che i ragazzi debbano essere accompagnati da un adulto a scuola, così come questo debba recarsi a prenderli all’uscita. A mio parere alle medie hanno ancora un’età che, dati i tempi attuali, è bene determinate zone non le percorrano da soli. Io e la mia famiglia viviamo in corsi Inglesi, in un punto non servito dal servizio scuolabus e dove la strada è priva di marciapiedi. Personalmente ritengo pericoloso per mia figlia fare questo tragitto non accompagnata. Il giorno che avrà il motorino, ovviamente, andrà a scuola in maniera autonoma, ma fino ad allora non mi sento sicura. Certo, tutti siamo sempre andati a scuola a piedi e senza mamma che ci teneva la mano. Ma al di là dell’assenza del servizio di trasposto piuttosto che di una rete stradale efficiente, la società oggi è diversa e non sai mai la brutta faccia che puoi incontrare».

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