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L’avvocatessa sanremese Agata Armanetti al Senato per un convegno contro la violenza sulle donne

Durante questa giornata verranno affrontati argomenti quali le tipologie giuridiche e i diversi riconoscimenti giurisprudenziali, gli aspetti psicologici della violenza sulle donne, i processi legislativi e i vuoti normativi

Sanremo. Ci sarà Agata Armanetti, avvocato familiarista di Sanremo, referente dello sportello anti-violenza di Sanremo, a moderare il convegno “L’Amore che Fa Male“, in occasione della Giornata Internazionale per l’ Eliminazione della Violenza Contro le Donne in Senato, il 29 novembre, presso la Sala Isma dell’Istituto Santa Maria in Aquiro in piazza Capranica 2 a Roma.

Durante questa giornata verranno affrontati argomenti quali le tipologie giuridiche e i diversi riconoscimenti giurisprudenziali, gli aspetti psicologici della violenza sulle donne, i processi legislativi e i vuoti normativi. “E’ un tema molto importante” dichiara l’avvocato Armanetti ”dall’anno scorso lavoro su applicazioni normative  partendo dall’ampliazione delle fattispecie dell’articolo 609 bis che riguarda reati di violenza sessuale nei confronti di categorie di soggetti particolari e con altri colleghi ci siamo resi conto che non esiste la previsione per le donne disabili, ad esempio, che vengono equiparate ai bambini, si è partiti da questo vuoto normativo per poi ampliare la ricerca su altri aspetti che riguardano la violenza in famiglia i maltrattamenti sui minori cioè vari tipi di violenza.

In questo convegno ci saranno dei professionisti del settore, come due docenti universitari Irene Petruccelli dell’Accademia di Psicologia Sociale Giuridica e a Adele Fabrizi presidente dell’istituto Sessuologia Clinica italiana che parleranno sul ciclo della violenza, durante un rapporto amoroso, provando a spiegare cos’è e com’è la personalità delle persone che stanno con un uomo violento e individuare le tipologie dei soggetti violenti. Insieme a me da Sanremo verrà Alberto Pezzini, avvocato penalista e scrittore, che spiegherà gli aspetti penalistici sulla violenza di genere facendo riferimento a un testo letterario “Ho taciuto” dell’autore francese Mathieu Menegaux, in cui la donna dopo aver subito la violenza decide di non denunciare, con conseguenze psicologiche devastanti. L’intervento di Pizzini cercherà così di mettere in luce quali sono i danni fisici e psicologici che comunque potrebbero essere risarcibili quando si denunciano danni brutali subiti. Poi ci sarà l’avvocato Carlo Ioppoli presidente dell’associazione ANFI.

Lo scopo di queste conferenze, per lo più divulgativo e non del tutto tecnico, è un modo per dialogare legislatore, con chi fa la normativa, con chi si siederà sugli scranni e formulerà le leggi per tutelare le donne in difficoltà, per far in modo che possa essere creato un canale preferenziale per questo tipo di reati e di problematiche, in una maniera innovativa attraverso una modalità più colloquiale con le istituzioni, per far capire che se non c’è una normativa noi avvocati non possiamo inventarcela dobbiamo lavorare con gli strumenti che ci da’ la legge. Fra i problemi che riscontro quotidianamente” continua l’avvocato Armanetti  “è la rapidità dei provvedimenti… prima che un pubblico ministero mi applichi una misura di sicurezza potrebbero passare mesi e nel frattempo la vittima potrebbe già essere stata ammazzata. Che strumenti di protezione ci sono nei confronti di una donna che decide di denunciare, per quale motivo deve essere spostata la donna dalla casa coniugale il più delle volte con un bambino, per essere messa in protezione, perché non interviene la legge in maniera immediata e allontana il soggetto che procura la violenza, mentre molto spesso si assiste all’inverso, anche perché per avere un provvedimento di allontanamento o un divieto di avvicinamento passa comunque tanto tempo, mentre invece a fronte di una denuncia di percosse o lesioni l’autorità giudiziaria dovrebbe agire in maniera tempestiva; ma per agire con rapidità, l’autorità giudiziaria ha bisogno di tempo, e se questi reati fossero trattati da un pubblico ministero dedicato a questo tipo di reati specifici, forse si lavorerebbe meglio e ci sarebbero meno femminicidi, forse. 

 

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