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Fiocchi rosa e azzurri per i macachi di Modena

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Wika, Psiche, Siddharta, Agata e Buddha sono appena diventate mamme. Delle mamme molto speciali, visto che si tratta di macachi, e per di più tenuti in cattività. Il lieto evento, o meglio, i lieti eventi hanno avuto luogo presso il Centro di recupero animali selvatici ed esotici di Semproniano, in provincia di Grosseto, dove una colonia di 16 esemplari è stata trasferita dopo aver vissuto a lungo presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, in cui erano oggetto di studi e sperimentazioni, anche molto invasive.

I cinque parti non hanno presentato la minima difficoltà: questo gruppo di macachi nasce come colonia da riproduzione, per cui le neo-mamme sapevano perfettamente come fare, sia grazie all’esperienza, sia per istinto naturale. E, proprio come accade in ogni nuova famiglia, l’arrivo dei cuccioli ha completamente stravolto le abitudini quotidiane di ciascun membro. Il maschio alfa, papà orgoglioso, protegge il suo harem e non può che chiudere un occhio se le neo-mamme ricevono il cibo prima di lui. Ma anche gli altri membri della famiglia si sentono in dovere di dare il loro aiuto, per quanto possono: i più giovani, sia maschi che femmine, cercano di agevolare in ogni modo la vita delle mamme che hanno spesso le braccia occupate a tenere i propri cuccioli, una forma di altruismo rara in natura, che fa ben capire quanto sia legato questo insolito nucleo famigliare. I piccoli, proprio come ogni cucciolo sulla terra, sono a loro modo tenerissimi: hanno lunghe code spelacchiate, orecchie a sventola e piedini rugosi con cui tentano di muovere i loro incerti primi passi. Dipendono in tutto e per tutto dalle madri, che li tengono vicini a sé, per nutrirli, riscaldarli e coccolarli.

Condizioni di vita decisamente diverse da quelle in cui questi intelligentissimi animali erano abituati a vivere fino a non molto tempo fa. È infatti nel 2015 che il Comune di Modena ha firmato un Protocollo d’Intesa con il Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia che, grazie anche all’appoggio del nuovo Presidente della Facoltà di Medicina, ha stabilito la salvezza dei 16 macachi ai quali non erano ancora stati inserite le apparecchiature nel cranio per la sperimentazione scientifica. Uno stop storico agli esperimenti sulle scimmie, che ha segnato il coronamento di anni di lotta delle associazioni animaliste, in primis della LAV (Lega Anti Visisezione) di Modena, ma anche di Animal Amnesty, AnimaAnimale, OIPA Modena e di tutte le associazioni presenti nel coordinamento Salviamo i macachi, e ottenuto grazie anche al sostegno di migliaia di cittadini, tutti uniti per protestare contro lo stabulario dell’Università di Modena, dove si utilizzavano i macachi per test sul cervello. In seguito alla firma del Protocollo, la LAV ha rinnovato al Comune di Modena la propria volontà di assumere la responsabilità dell’intera colonia dei macachi liberati, assicurando il recupero degli animali in Centri specializzati dove, grazie ai fondi raccolti dall’associazione con il 5×1000, avrebbero potuto ricevere le adeguate cure.

La liberazione effettiva dei primati si è concretizzata a novembre 2016, quando l’Ateneo e il Comune hanno affidato gli animali proprio alla LAV, ritenuta dalla Commissione tecnica e veterinaria l’associazione presentatrice della proposta più idonea ad assicurare una vita serena agli animali, che sono stati trasferiti in via definitiva al Centro di recupero di animali selvatici ed esotici di Semproniano, in Maremma. Qui ai 16 macachi sono dedicate due nuove strutture appositamente realizzate, un medico veterinario e due specializzati in primatologia, e tutto il necessario per riprendere fiducia nel gruppo, cibarsi con frutta e verdura, riscaldati dalla luce del sole e liberi di giocare. “Nelle prime settimane della loro nuova vita in libertà, gli animali hanno potuto contare su un periodo di indispensabile adattamento per sentirsi al sicuro e riconoscere la loro nuova casa”, ha raccontato in una nota la LAV. “Del resto, il Centro di recupero animali selvatici ed esotici di Semproniano lavora da 20 anni per il recupero della fauna selvatica autoctona e come Centro di riferimento del Ministero dell’Ambiente per il recupero e la gestione degli animali esotici, e collabora anche con il Corpo Forestale dello Stato per la gestione e il recupero di animali sequestrati”.

“Con la cessione definitiva dei macachi a LAV”, ha dichiarato Animal Amnesty, “si conclude positivamente una vicenda che è stata spesso oggetto di aspre polemiche e forte esposizione mediatica mal tollerata dai vertici dell’Ateneo. Ora i macachi si trovano al sicuro, in uno dei centri in Italia più accreditati, con spazi e strutture costruiti appositamente per accoglierli e personale esperto e competente che se ne prenderà cura”.

E la nascita di cinque nuove vite ne è la più bella e commovente dimostrazione.

La storia di Yuri, il primo macaco liberato

Nessuno conosce la vera età di Yuri. Quello che si sa con esattezza è che arrivato al Centro di recupero Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, in provincia di Bologna, il 1° agosto 2012. Grazie a un lungo lavoro di mediazione realizzato dal Comune di Modena, in particolare dall’Ufficio Diritti animali, la LAV nel 2012 è riuscita ad ottenere dall’Università la liberazione del macaco, Yuri appunto, che prende il nome dall’uomo che lo ha portato alla sua nuova dimora. Yuri proveniva proprio dallo stabulario dell’Università di Modena e Reggio Emilia dove, almeno dal 2005, era in corso una linea di ricerca in cui venivano usati i macachi per degli esperimenti sui meccanismi cognitivi del cervello. Dopo un lungo periodo di adattamento e di controlli sanitari, per Yuri è iniziata una nuova vita. A Monte Adone, è stato affiancato a Ghirda, un anziano esemplare di scimmia rossa arrivata nel centro nel 2002, proveniente da un sequestro per maltrattamento. Quando Yuri è arrivato era ancora molto piccolo e Ghirda, dal forte istinto materno, lo ha praticamente adottato. Per lui è così iniziata una nuova vita, accompagnato da nuova famiglia fuori dagli ambienti sterili dei laboratori di ricerca.

In cosa consiste la sperimentazione sulle scimmie

“Immaginate di passare giorni legati a una sedia di contenzione, subire esperimenti estenuanti, operazioni chirurgiche invasive, trovarvi in un ambiente innaturale, con persone a voi sconosciute e al termine essere uccisi. Se a voi appare come un incubo, per i macachi prigionieri dell’Università di Modena è la realtà di tutti i giorni”. Queste le parole che introducono il video shock realizzato da Animal Anmesty per denunciare la situazione in cui si trovavano i macachi rinchiusi nei laboratori dell’università di Modena. Giorno dopo giorno, erano costretti a subire queste torture: rinchiusi in gabbie minuscole, condizioni ben lontane delle loro caratteristiche etologiche, con la triste consapevolezza di essere tenuti in vita solo per soffrire. Purtroppo ogni anno nei laboratori europei vengono ancora utilizzati migliaia di primati. Le scimmie sono allevate a fini sperimentali per essere predisposte a diventare malate e subire dolorosissimi esperimenti. I cuccioli vengono portati via alle loro madri poche ore dopo la nascita e vengono sottoposti, anche per anni, a esperimenti per testare in particolare i traumi celebrali. Le scimmie vengono immobilizzate nell’apparecchio di contenzione – una sorta di sedia che li costringe all’immobilità – e viene creata una breccia ossea artificiale nel loro cranio, a cui segue l’inserimento degli elettrodi per registrarne l’attività cerebrale. Ma non mancano gli esperimenti sugli occhi, i test di resistenza, sui disordini motori e sul morbo di Parkinson.

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Fonte: Lav.it

Crediti foto: Lav.it

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