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Colla nella serratura e scritta che inneggia al brigante maremmano Tiburzi: Comune di Imperia sotto attacco foto

Entrambi gli episodi potrebbero essere riconducibili al terremoto politico che in questi ultimi giorni ha scosso la giunta

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Imperia. Colla nella serratura del portone di ingresso del palazzo comunale di Imperia e una misteriosa scritta rossa sul marciapiede antistante il municipio: questa mattina la scientifica è al lavoro presso il Comune di Imperia per ricostruire quanto successo nella notte a Imperia.

riviera24 - Scritte Comune di Imperia

Entrambi gli episodi potrebbero essere riconducibili al terremoto politico che in questi ultimi giorni ha scosso la giunta di Imperia, con le dimissioni dei quattro assessori facenti capo al PD. Oppure potrebbero essere legati al blitz della Guardia di Finanza che ieri ha passato al setaccio gli uffici di Rivieracqua scpa per un’indagine che vede indagati per truffa allo Stato e falso in bilancio il presidente della società consortile Massimo Donzella, l’ex direttore generale Gabriele Saldo e la componente del cda Sonia Balestra.

I rilievi della polizia scientifica

Tiburzi: la parola scritta in rosso con una sostanza che a prima vista sembra salsa di pomodoro potrebbe richiamare la figura del brigante vissuto nell’Ottocento Domenico Tiburzi. Chiamato da tutti “Domenichino”, fu il più famoso brigante della Maremma, divenuto una leggenda tra gli abitanti della provincia di Grosseto per essere una sorta di “brigante buono” che uccideva “perché fosse rispettato il comando di non uccidere”. Eliminò, infatti, molti briganti che si erano distinti per la loro prepotenza e cattiveria, quando capì che non sarebbe riuscito con la persuasione a ridurli a più miti comportamenti. Egli distingueva bene la legge dalla giustizia e lui stesso si era nominato protettore della giustizia anche contro la legge dello stato.

Se davvero la scritta fa riferimento a Domenico Tiburzi, resta da capire se chi l’ha lasciata, voleva dare del “brigante” a qualcuno o, invece, si consideri una sorta di “giustiziere”.

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