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Bilinguismo, Briga e Tenda guardano all’iniziativa di Fiume

Dopo la recente proposta della città croata di reintrodurre la lingua italiana nei cartelli stradali, il dibattito si riaccende anche sul nostro confine. Il Sindaco di Tenda: "per ora viviamo bene così"

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Nella città di Fiume (Rijeka in croato) si è recentemente riacceso il dibattito sulla questione del bilinguismo nei territori confinanti con l’Italia. Ad accendere la scintilla nella cittadina croata storicamente abitata da una numerosa comunità italiana, il gruppo politico “Lista per Fiume”, che ha da poco firmato una proposta per reintrodurre l’uso della doppia lingua croata e italiana su cartelli stradali, nomi di piazze, vie e altri luoghi della città dopo più di 60 anni da quando l’italiano venne completamente abolito nella Jugoslava di Tito, nel 1953.

La decisione di Fiume, ha riacceso i riflettori su una situazione che riguarda tante zone di confine nel nostro paese che, per ragioni storiche e culturali, possiedono ancora legami profondi con altre lingue ed etnie.

Il dibattito interessa molto da vicino anche il nostro territorio e quello del confine d’oltralpe. I territori francesi di Nizza, Briga e Tenda hanno infatti per memoria storica un passato in comune con quello italiano, e in particolar modo con la nostra provincia.

Basti pensare che nel vicino Principato di Monaco la lingua nazionale inclusa anche nei documenti ufficiali e nella toponomastica è da sempre il monegasco, una lingua molto simile al dialetto intemelio. Nonostante la lingua ufficiale sia il francese, l’uso della doppia lingua nei nomi delle vie e delle piazze della piccola città-stato testimonia la tradizione centenaria che lega i sudditi del Principe con i vicini liguri.

Molto simile anche l’esempio di Nizza, dove la doppia dicitura in lingua francese e in dialetto nizzardo appare in molti cartelli stradali del capuoluogo della Costa Azzurra. Il nome stesso della città è molto spesso proposto in entrambe le lingue: “Nice” in francese e “Nissa” nel dialetto locale.

Questi dialetti, o per dirla alla francese, patois, hanno tantissimi punti in comune con la grammatica e la fonetica dei molte lingue minori ancora parlate nella nostra provincia e, per certi versi anche con la lingua italiana. Molti di questi linguaggi, compreso anche il dialetto parlato nella vicine città di Mentone e Ventimiglia, o i dialetti di Realdo e Verdeggia in Valle Argentina e di Olivetta San Michele, Briga e Tenda in Val Roya provengono tutti dal medesimo ceppo delle lingue occitane racchiuse nei territori provenzali e delle Alpi Marittime, a cavallo tra il confine Italia – Francia.

Il bilinguismo in Italia è regolato dall’articolo 6 della Costituzione che tutela con apposite norme le minoranze linguistiche presenti nel nostro Paese, specialmente quelle posizionate nelle regioni a statuto speciale, come nel caso del Trentino Alto-Adige e della Valle d’Aosta.

Anche in Francia sono molte le minoranze linguistiche tutelate. Oltre alle lingue locali e ai patois diffusi in tutto il territorio francese, ci sono molti esempi di tutela delle lingue nei territori di confine, come ad esempio il basco nella regione dei Pirenei francesi, o il tedesco e il neerlandese nelle zone al confine con Germania e Olanda.

Tuttavia, Briga e Tenda costituiscono ancora un’eccezione in tal senso. Questi territori, infatti, non hanno mai goduto dell’introduzione di una doppia lingua da parte dello Stato francese, sebbene buona parte della popolazione abbia cognomi di chiara origine italiana e la nostra lingua sia ancora molto diffusa tra le fasce di popolazione più anziana.

Per questo il caso di Briga e Tenda in particolare, ricorda molto da vicino l’esempio della città di Fiume. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con i Trattati di Parigi del 1947, questi territori passarono sotto il totale controllo francese, eliminando completamente l’uso della lingua italiana e introducendo il francese come unica lingua ufficiale.

Allora perchè non introdurre il bilinguismo anche a Briga e Tenda, seguendo l’esempio recentemente proposto a Fiume?

Come ha spiegato il sindaco di Tenda, Jean Pierre Vassalo: “nei territori francesi della Val Roya l’italiano è ancora molto parlato nella vita di tutti i giorni. Sono tantissimi, soprattutto qua a Tenda, gli italiani che vivono e lavorano sul nostro territorio”.

“Tuttavia – ha precisato il sindaco – non si è mai espresso davvero il bisogno di reintrodurre l’italiano come seconda lingua nei cartelli stradali o nei documenti”

“Per noi – ha precisato il sindaco – questa della doppia lingua non è una questione di attualità e per il momento viviamo benissimo così. Continuiamo comunque a promuovere dei corsi per non perdere l’uso del dialetto locale e nelle scuole i ragazzi imparano l’italiano come loro seconda lingua”

“Dopotutto, io stesso parlo molto spesso in italiano, in dialetto brigasco e anche in dialetto piemontese”.

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