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Alba di crisi a Imperia, Capacci uomo solo al comando

Quattro assessori gli restano accanto, ma non sarà facile

Imperia. Il risveglio non è stato facile neppure per Carlo Capacci. Quattro righe di comunicato in attesa di una conferma ufficiale: il Pd ha chiesto il divorzio. Testimoni di questa debacle amministrativa sono tutti i consiglieri. Quelli di centrodestra già si sfregavano le mani quest’estate quando nelle riunioni di consiglio mancava il numero legale. Ora chiedono di staccare la spina perché l’encefalogramma amministrativo è piatto a sei mesi dalle prossime elezioni. “Ma lo era già dall’inizio di questo mandato – sostengono i consiglieri di Forza Italia -.Noi eravamo già pronti a firmare la mozione di sfiducia quando era stata annunciata da Savioli e Re. La cosa era rientrata – dice Piera Poillucci – ma la crisi e le scaramucce vergognose sono continuate fino a oggi senza vedere nessun progresso nè politico nè amministrativo. Un sistema politico viziato solo dall’interesse di mantenere calda una poltrona ignorando che c’è una città in agonia da troppo tempo”.

E’ una brutta pagina per la storia politica di Imperia con i suoi grandi personaggi come Natta, Manfredi, Scajola e via dicendo. La si legga da destra o da sinistra. E ora ci si chiede che cosa succederà. C’è  Capacci, un uomo solo al comando, che attende le deleghe dei dissidenti, quello del Pd. Si prepara ad un rimpasto con le ultime forze a disposizione? Difficile pensarlo. Ma è una ipotesi, una strada percorribile affiancato da Abbo, Fresia, Vassallo e Parodi. Magari Capacci potrebbe scegliere uno dei suoi fedelissimi come Balestra e ridurre il numero dei membri di giunta. Pure quella è una ipotesi. Di certo c’è una città che da tempo fa fatica a rialzarsi per una crisi che ha annientato aziende e famiglie.