Riviera24.it - Notizie in tempo reale, news a Imperia e Sanremo di cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

A Imperia il terzo incontro della rassegna annuale “Stare al mondo. Filosofia e scienze umane nel tempo presente”

L'appuntamento ha una grande importanza culturale e scientifica, che prevede una lezione del professore Massimo Canevacci, antropologo e massmediologo di fama internazionale

Più informazioni su

Imperia. Oggi pomeriggio a Imperia presso il Palazzo del Comune in Piazza Dante si terrà il terzo incontro della rassegna annuale “Stare al mondo. Filosofia e scienze umane nel tempo presente”.

L’associazione culturale “Michele De Tommaso”, promotrice del ciclo – oggi al settimo anno – ha una scuola di alta formazione riconosciuta dall’istituto italiano per gli studi filosofici. L’appuntamento ha una grande importanza culturale e scientifica, che prevede una lezione del professore Massimo Canevacci, antropologo e massmediologo di fama internazionale.

“La mia presentazione cercherà di presentare due mie ricerche che riassumono il senso delle relazioni possibili tra politica e comunicazione, tra familiare e straniero, tra aldeia e metropoli, tra corpi e tecnologie. A differenza dell’antropologia classica, che focalizzava un unico terreno di ricerca, si sta affermando un modello di ricerca che attraversa diversi contesti empirici (multi-sited anthropology). Le relazioni tra aldeia (villaggio) e metropoli sono attraversate dalla comunicazione visuale/digitale. Tale mutamento assume due concetti-chiave: auto-rappresentazione e ubiquità.

La linea di polvere e la comunicazione visuale: Meruri, villaggio Bororo in Mato Grosso (Brasile) – e l’espansione materiale/immateriale dei flussi visuali/digitali. La prima ricerca si è precisata nel 2004 ed è basata sul mio incontro etnografico con la cultura Xavante e Bororo, entrambe nel Mato Grosso, tra loro diverse e conflittuali. Le culture indigene hanno attraversato, dopo il genocidio compiuto a partire dal c.d. “ descubrimiento”, una espansione demografica negli ultimi 20-30 anni. Purtroppo l’attuale governo Temer svolge una politica a favore dei fazendeiros (potere agroalimentare) e degli evangelici (dominio sessuofobico). Il titolo si riferisce al mio primo incontro con una persona speciale: José Carlos Kuguri, mestre dos cantos, che accompagna ogni rituale Bororo e in particolare quello
funebre, attraverso canti che affermano la propria cosmologia.

Seduti per terra in una capanna, il mestre prese un bastoncino e tracciò una linea sulla terra: “tu sei italiano e stai qua, io sono bororo e sto da questa altra parte”. Un inizio difficile. Ero stato invitato a partecipare al funerale di sua moglie grazie al mio caro amico Kleber Meritororeu. L’esperienza partecipata del funerale mi ha segnato per tutta la vita. Per questo ho cercato di raccontarla in una forma narrativa, piuttosto che in quella classica. Il concetto di base è auto-rappresentazione. Cioè le culture indigene non sono più un oggetto di studio da parte di antropologi, politici, giornalisti ecc., ma sono diventate soggetti che si rappresentano e interpretano anche l’altro. Il digitale ha favorito
questa transizione. Per tre mesi circa il cadavere è sepolto raso al centro del villaggio e innaffiato per favorire la decomposizione della carne. Poi avviene l’esumazione durante la luna piena e questa fase finale del rito dura tre giorni.

Nel primo giorno, ho visto José Carlos pulire il cranio della moglie morta da ogni residuo organico, mentre altre tre persone di un clan diverso pulivano le ossa. Un evento che è rimasto impresso nei miei occhi-memoria. Successivamente il cranio si trasforma – attraverso una metamorfosi simbolica – in un essere ancestrale (un arara, grande pappagallo). In seguito al mio impegno, sono diventato amico di questo uomo unico, che mi ha “salvato” in alcune occasioni difficili. Vi racconterò come, quando il mestre è morto, ho partecipato al suo funerale in modi molto più emozionanti e coinvolgenti di quello di sua moglie. Per questo, tornando al titolo, la polvere che si era sollevata per dividerci all’inizio, cadendo si è disposta su entrambi i lati e anche sulla stessa linea, per significare simbolicamente la mescolanza, il transito culturale e umano tra due persone di culture diverse.

Da tale esperienza, è emerso il concetto di auto-rappresentazione. Paulinho, Kleber e altri bororo hanno partecipato con video e discorsi alla autonoma rappresentazione del funerale e della relativa cosmologia. Tale prospettiva è determinante non solo per le culture indigene ma per ogni ricerca in periferie urbane o nei social-network. Il concetto classico di politica deve fare i conti con tale visione narrativa decentrata e moltiplicativa, autonoma e incontrollabile. La seconda ricerca ha accompagnato fin dall’inizio le mie ricerche ed è cambiata nel tempo fino a divenire questo libro. Un approccio antropologico alla comunicazione visuale assume una forte valenza politica. Metropoli e comunicazione vanno trattate con la stessa serietà con cui Marx analizzava la fabbrica.

La comunicazione visuale si presenta come una costellazione mutante che incrocia, trasforma e assembla cultura popolare, di massa, di élite; critica il pensiero dicotomico; afferma la morte della dialettica. In tale prospettiva, analizzo con diverse metodologie immagini di pubblicità, fumetti, sport, film, serial (Black Mirror), moda, arte. Come cambia il primo piano, il commento esterno (voce-off), l’intervista. Un altro focus affronta nei dettagli micrologici tre registi: Il mito in Pasolini (Medea ed Edipo Re); l’ibrido in Cronenberg (Videodrome); il feticismo in Lynch (Mulholland Drive, Lost Highways, Twin Peaks).

Infine, la pornografia che perde la scrittura nel porno e il tema trasversale del testo: l’ubiquità (soggetto ubiquo, ubiquità digitale). L’ubiquità è un concetto-chiave che determina le dimensioni pratiche della comunicazione digitale, modificando la percezione quotidiana delle classiche coordinate spazio-temporali nelle esperienze di una soggettività espansa che transita tra metropoli comunicazionale e social networks. Per questo, le pratiche diffusive basate sul concetto di ubiquo identificano il modus operandi della comunicazione attraverso la web-cultura: il web è ubiquo e l’ubiquità caratterizza le identità fluttuanti nelle esperienze del soggetto. La tv generalista mantiene il suo potere nei grandi eventi sportivi o nelle catastrofi politiche, ma perde nella quotidianità per le esperienze individuali pluralizzate nei social network.

Emergere l’auto-rappresentazione ubiqua che implica innovativi paradigmi etnografici basati sugli studi culturali. Il modo di fare ricerca antropologica sulla comunicazione visuale si basa sul feticismo metodologico, il che implica una mutazione del più classico paradigma di Marx. Gli autori da me amati, studiati, se possibile, rinnovati sono l’indisciplinato Gregory Bateson, il trio Adorno-Benjamin-Kracauer, i decisivi Appadurai, Clifford, Marcus e gli stessi registi citati prima. Ma anche da una “banale” pubblicità di un profumo, dall’arte visuale di Cindy Sherman, dal design individualizzato di Gaetano Pesce ho appreso tante cose” – afferma il professore Massimo Canevacci.

 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Riviera24.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.