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Sanremo, Angelo Panebianco ai Martedì Letterari del Casinò affronta il tema della “renovatio” della Costituzione italiana

L’incontro è stato inserito nella Formazione dei Docenti e dei Giornalisti

Sanremo. Giovedì 12 ottobre nel Teatro dell’opera del Casinò alle 16.30 nell’ambito dei Martedì Letterari, il prof. Angelo Panebianco, docente universitario, editorialista, saggista, affronterà il tema sempre attuale della “renovatio” della Costituzione italiana a settant’anni dalla sua nascita. Verrà presentata inoltre la mostra “I Templari : dalle origini ai giorni nostri. Viaggio attraverso i reperti storici dei Pauperes Commilitones Christi.”, che rimarrà in visione sino al 22 ottobre. L’incontro è stato inserito nella Formazione dei Docenti e dei Giornalisti.

A quasi settant’anni dalla sua promulgazione la Costituzione italiana è fonte di riflessione, di discussione e di approfondimento. E’ importante parlare della legge fondamentale di una comunità nazionale, che deve essere espressione dei cittadini che compongono quella comunità. Secondo i più, una Costituzione può definirsi democratica soltanto quando abbia una sua legittimazione, come è avvenuto nel 1948, quando fu creata e scritta da un’assemblea costituente eletta. A queste riflessioni, altresì, se ne contrappongono altre che ritengono possibile una rilettura diversa del testo costituzionale, considerato un baluardo e fortemente apprezzata.

Scrive il prof. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: ”Forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia il caso di intervenire col bisturi sulla prima parte della Costituzione, sui famosi principi. Dagli anni Ottanta dello scorso secolo (si cominciò allora con la Commissione Bozzi) fino al referendum costituzionale del dicembre scorso, i tanti tentativi — tutti falliti — di riformare la Costituzione hanno sempre puntato a cambiare solo la seconda parte, quella che riguarda l’assetto dei poteri dello Stato. Il ritornello sempre ripetuto era che solo la seconda parte richiedesse profonde modifiche. La prima, invece, era impeccabile, perfetta, non bisognosa di interventi.

È stata una convenzione della Repubblica, riverita da tutti, quella secondo cui ogni cosa era negoziabile, e poteva essere oggetto di dispute, tranne la prima parte della Costituzione, lo scrigno che conteneva i gioielli più preziosi, i principi costituzionali per l’appunto. È stata questa la vera ragione per cui le riforme tentate (e fallite) avevano sempre qualcosa di incompiuto, di mal costruito, di posticcio. Non riconoscendo l’intima coerenza che esiste fra la prima parte e la seconda parte della Costituzione, i riformatori finivano per confezionare un abito da Arlecchino: volevano superare l’assemblearismo e rafforzare il ruolo del governo lasciando invariato un testo (la prima parte) molto più coerente con il suddetto assemblearismo che con le progettate riforme. Cambiare la seconda parte lasciando invariata la prima era come tentare di innestare la testa di un cavallo sul corpo di un cane. ….
Perché allora non cominciamo a discutere della prima? È sicuro, tanto per fare un esempio, che la convivenza civile ci rimetterebbe se la nostra Repubblica anziché essere fondata sul lavoro fosse fondata sulla libertà? “

Angelo Panebianco è professore ordinario di Sistemi internazionali comparati presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna. Professore incaricato di Teoria dello stato e di Geopolitica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università “Vita e Salute” San Raffaele

Studi:
Laurea in Scienze Politiche magna cum laude, Università di Bologna, 1971
Degree in International Affairs, Bologna Center della Johns Hopkins University, 1972
Attività didattica e scientifica:
Professore incaricato di Scienze Politica presso l’università di Bologna
Professore associato di Politica Comparata presso la medesima Facoltà negli anni 1980- 1986
Professore straordinario di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania dal 1986 al 1989
Dall’anno accademico 1999-2000 è professore ordinario di Relazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.
Dal 1991 al 1995 è stato presidente dell’indirizzo politico- internazionale della Facoltà di Scienze Politiche, sede di Forlì, dell’Università di Bologna

E’ stato direttore del Master in Relazioni Internazionali della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna
E’ membro del comitato direttivo della Scuola di dottorato in Scienza Politica dell’Istituto Italiano di Scienze Umane.
Ha svolto attività di ricerca presso la Harvard University (1980), presso la University of California, Berkeley (1981) e presso la London School of Economic and Political Science (1989- 1990).
Editorialista del Corriere della Sera, saggista.

Tra le sue opere
Nel 2004 ha pubblicato Il potere, lo stato, la libertà. La gracile costituzione della società libera (il Mulino, 2004). Il libro si occupa del rapporto fra potere politico e libertà individuale e si pone i seguenti interrogativi: Quali fattori rendono la “società libera”, nelle sue rare incarnazioni storiche, così poco libera? Come mai il pensiero liberale ha prodotto descrizioni tanto insoddisfacenti della politica? Perché il liberalismo ha sempre incontrato grandi difficoltà nel pensare la politica in modo realistico? Fra questi interrogativi esiste, secondo l’autore, uno stretto legame. Se, infatti, gli ostacoli a una più compiuta realizzazione della società libera sono di natura politica, l’incapacità del liberalismo di pensare la politica è parte integrante del problema.

L’automa e lo spirito. Azioni individuali, istituzioni, imprese collettive (il Mulino, 2009), si occupa invece di tre nodi teorici problematici, cercando di mostrarne le connessioni. Il primo è rappresentato dal più classico dei problemi delle scienze sociali: il rapporto fra determinismo e libertà, fra i condizionamenti, sociali o istituzionali, che incombono sugli individui e la loro possibilità di fare scelte autonome. Il secondo nodo è rappresentato dalle plurime modalità di aggregazione di azioni individuali in macrofenomeni. Il terzo dell’insufficiente attenzione alla varietà e alla diversità dei percorsi micro-macro, responsabili del mancato superamento della tendenza all’antropomorfizzazione dei gruppi organizzati.

Il 17 ottobre nel teatro dell’opera alle 16.30 nell’ambito del ciclo “la Cultura della legalità” il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dott. Nicola Gratteri presenterà il suo libro:” “L’inganno della Mafia. Quando i criminali diventano eroi” ( Rai Eri). Partecipa la Dott.sa Grazia Pradella, Procuratore Aggiunto di Imperia. L’incontro è stato inserito nella Formazione dei Docenti e dei Giornalisti.

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