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Il caso per la patente del marito dell’ex procuratore Geremia, rimandato a gennaio per incompatibilità del procuratore

L'accusa è di abuso d'ufficio nei confronti di Gianfranco Cabiddu ex carabiniere e marito dell'ex procuratore Giuseppa Geremia e nei confronti di due ufficiali dell'Arma

Imperia. Sarà aggiornata al prossimo 25 gennaio l’udienza inerente l’inchiesta sul presunto ritiro mancato della patente al marito dell’ex procuratore di Imperia Giuseppa Geremia. Stamattina davanti al Gup Anna Bonsignorio si è aperta l’udienza preliminare che è però stata rinviata per via dell’incompatibilità del procuratore facente funzioni Grazia Pradella.

L’accusa è di abuso d’ufficio nei confronti di Gianfranco Cabiddu ex carabiniere e marito dell’ex procuratore Giuseppa Geremia e nei confronti di due ufficiali dell’Arma che all’epoca dei fatti prestavano servizio ad Imperia come l’ex comandante provinciale Luciano Zarbano e l’ex comandante della compagnia carabinieri di Imperia David Egidi.

Essendo Grazia Pradella stata ascoltata nell’ambito di indagini difensive dal legale di Cabiddu, il sostituto procuratore Antonella Politi ha chiesto il rinvio e la richiesta è stata accettata.

La storia fa riferimento alla mancata revoca della patente a Gianfranco Cabiddu, il marito del magistrato che aveva guidato la procura a Imperia. Secondo l’accusa i due ufficiali avrebbero “ritardato” la notifica della sospensione del permesso di guida in modo che l’ex carabiniere avesse il tempo di ottenerne la revisione, superando quindi il provvedimento.  La violazione al codice della strada per Cabiddu era stata accertata quando si trovava in Sardegna. Dai carabinieri di Lunamatrona, era il 12 febbraio 2014, era stata inviata ai colleghi della comando della Pietro Somaschini una missiva contenente il provvedimento della Motorizzazione civile di Cagliari datato 25 novembre 2013. Veniva indicata la “sospensione a tempo indeterminato della patente di guida categoria C” per il Cabiddu. Secondo la procura della Mole, tuttavia, la pratica sarebbe stata “rallentata” nelle successive procedure, anche nell’inserimento della segnalazione nella banca dati delle forze di polizia. Da qui l’indagine nei confronti dei due ufficiali dell’Arma.