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Gdf di Sanremo, la Cassazione riapre il “caso” del sottuficiale Anobile: chiesto risarcimento per ingiusta detenzione

Anobile ha sempre sostenuto che l’ex procuratore capo Cavallone e il pm Marco Zocco nascosero ai colleghi di Genova informazioni fondamentali

Sanremo. Una sentenza di Cassazione ha riaperto la battaglia legale tra il sottufficiale della Guardia di Finanza Rocco Anobile e gli organismi giudiziari del ponente ligure. A scriverlo è il giornalista Marco Preve su Repubblica online.

Anobile, assolto definitivamente in appello con formula piena, era stato accusato dell’accesso abusivo a sistema informatico e di violazione di segreto d’ufficio in concorso e per questo arrestato e incarcerato. I giudici d’appello avevano poi confermato la sentenza di primo grado pronunciata nel novembre del 2013 dal collegio dell’allora tribunale di Sanremo composta da Paolo Luppi, Anna Bonsignorio e Roberto De Martino, assolvendo il finanziere. L’accusa rappresentata dal pm Francesco Pinto aveva chiesto 4 anni per il sottufficiale. Era stato il sostituto procuratore di Genova Francesco Pinto ad aprire un fascicolo e disporre un’attività di indagine mirata. L’allora procuratore capo di Sanremo Roberto Cavallone era stato chiamato a testimoniare per l’accusa.

Per i giorni trascorsi in carcere, Rocco Anobile aveva chiesto un risarcimento per ingiusta pena: richiesta in prima istanza respinta dalla dalla Corte d’Appello di Genova ma ora la Cassazione ha stabilito che dovrà esserci una nuova valutazione da parte dei giudici genovesi. Il motivo? Nel respingere la richiesta non era stato motivato, secondo la suprema corte, un passaggio fondamentale, ovvero se nei due distinti pronunciamenti, quello del gip che ne autorizzò l’arresto e la sentenza con cui venne assolto “sia avvenuto sulla base degli stessi elementi che aveva a disposizione il giudice della cautela oppure se esso si sia basato su elementi diversi”.

Anobile ha sempre sostenuto che l’allora procuratore capo di Sanremo Roberto Cavallone e il pm Marco Zocco nascosero ai colleghi di Genova alcune informazioni fondamentali. Tra queste il fatto che lo stesso sottufficiale avesse diritto ad accedere al Re.Ge. (Registro generale notizie di reato) come espressamente disposto da una circolare del procuratore capo Cavallone.

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