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13,6% famiglie liguri invischiate in casi di corruzione, soprattutto a lavoro

È quanto emerge dall’ultima indagine Istat che nel report sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016 ha affrontato il problema dal punto di vista dei nuclei familiari

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Liguria. Mazzette e tangenti non sono fenomeni unicamente circoscritti all’ambito politico. In Liguria più di una famiglia su dieci ha avuto a che fare con episodi di corruzione almeno una volta negli ultimi tre anni in relazione a medici, impiegati pubblici, professori, professionisti e privati. È quanto emerge dall’ultima indagine condotta dall’Istat che nel report sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016 ha per la prima volta affrontato il problema dal punto di vista dei nuclei familiari.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, in Liguria, su 100 famiglie, il 13,6% è a conoscenza di persone che conoscono qualcuno (amici, parenti, colleghi) a cui sono stati chiesti denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni. I casi di corruzioni più diffusi sono stati registrati nel settore lavorativo, 8,0% e in quello della sanità, 5,6%. Meno frequenti ma non per questo assenti, sono i fenomeni corruttivi nel settore degli uffici pubblici, 1,6%, dell’istruzione, 1,3% e dell’assistenza, 2,0%.

Un tasso molto elevato, addirittura superiore alla media nazionale, è quello relativo alle persone che hanno assistito a scambi illeciti nel loro ambiente di lavoro: il 6,9% contro il 5,0% riscontrato sul territorio italiano. In tale ambito la Liguria è preceduta solo dal Lazio, 7,5%, e dal Veneto, 7,2%. Nel dettaglio, i settori di attività economica in cui più di frequente si assiste a questi scambi sono quelli delle intermediazioni monetarie e finanziarie (13,6%), sanità e altri servizi sociali (8,8%) e costruzioni (7,4%). Nel 55% dei casi, tuttavia, le persone che hanno assistito a tali episodi non hanno preso alcuna iniziativa, il 17,3% ne ha parlato soltanto con persone al di fuori dell’ambito lavorativo come familiari o amici, il 13,9% con colleghi fidati e il 9,4% direttamente con la persona coinvolta. Solo l’11,8% lo ha segnalato a un superiore e appena l’1,9% al responsabile anticorruzione presente sul luogo di lavoro anche se, al riguardo, va segnalato che questa figura è prevista solo nell’ambito della Pubblica Amministrazione e da pochi anni a questa parte (Legge n° 190/2012).

A livello generale, l’Istat attesta: «Si stima che [in Italia ndr] il 7,9% delle famiglie nel corso della vita sia stato coinvolto direttamente in eventi corruttivi quali richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni (2,7% negli ultimi 3 anni, 1,2% negli ultimi 12 mesi. L’indicatore complessivo (7,9%) raggiunge il massimo nel Lazio (17,9%) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione».

Quanto alla contropartita più frequente nella dinamica corruttiva, questa è rappresentata dal denaro (60,3%), seguono il commercio di favori, nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), i regali (9,2%) e, in misura minore, altri favori (7,6%) o addirittura prestazioni sessuali (4,6%).

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