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Violenza di genere, aumentano le richieste di aiuto al Centro provinciale: “Tra le vittime anche minorenni”

Nel 2016 si sono rivolte ai tre sportelli di Imperia, Sanremo e Ventimiglia 82 donne, di cui 57 bisognose della presa in carico. Dagli incontri scolastici è emersa la frequenza di abusi nelle giovani coppie

Imperia. Lo stupro di una giovane polacca a Rimini da parte di quattro stranieri. Quello a Firenze di due ragazze americane che hanno accusato due carabinieri di averle violentate. A Roma, dove la vittima di un bengalese è stata una donna originaria della Finlandia. E poi l’omicidio a Lecce di Noemi: a uccidere la 17enne il fidanzato. L’ultimo episodio mercoledì scorso a Foggia, dove la piccola Nicolina, 15 anni, è stata colpita con un colpo di pistola mentre andava a scuola dall’ex compagno della madre. Settembre 2017 sarà ricordato purtroppo per il brutale susseguirsi di violenze sulle donne e femminicidi. Un’emorragia che allarma, specie quando si ha la consapevolezza di vivere nella regione italiana che, seconda sola al Lazio, registra il più alto numero di violenze di genere.

Come emerge dall’ultimo rapporto (giugno 2015) diffuso dal Dipartimento delle Pari Opportunità e dall’Istituto Nazionale di Statistica – Istat, nel quinquennio 2009/2014 il 37,6% delle donne liguri di età compresa tra i 16 e i 70 anni ha dichiarato di avere subito violenze, il 26,7% di tipo fisico e il 24,9% di tipo sessuale. Donne prese a pugniafferrate con forzacolpite con oggetti, minacciate con coltelli e pistole, e in alcuni casi anche costrette a rapporti sessuali senza il loro consenso. Molte altre, invece, sono state oggetto di stupro. Dati questi che fanno rabbrividire e che sono soltanto la punta atroce di un iceberg: il sommerso è enorme. La stima delle donne che per paura di ritorsioni a loro stesse e ai propri figli non denunciano la violenza subita è incalcolabile. Lo conferma anche Martina Gandolfo, coordinatrice del Centro provinciale antiviolenza che fa a capo al Comune di Sanremo (settore Sicurezza Sociale), la quale aggiunge:

La nostra struttura, con i tre sportelli a Imperia, Sanremo e Ventimiglia, nell’ultimo anno ha visto un aumento delle prese in carico, ovvero di quelle donne rimaste vittime di situazioni particolarmente gravi, tanto da richiedere la nostra protezione con consulenza psicologica, assistenza legale e l’allontanamento da casa, spesso con i figli. Basti solo pensare che nel 2015 hanno richiesto il nostro aiuto 85 donne, di queste 49 bisognose della presa in carico; l’anno successivo, nel 2016, queste ultime sono aumentate: di 82 donne che hanno denunciato violenza o maltrattamenti, 57 hanno intrapreso un percorso di presa in carico. E questi sono solo i dati disponibili: tante donne non hanno il coraggio e la forza di denunciare, hanno timore di chiedere aiuto”.

Quanto alla tipologia di violenza subita – prosegue Gandolfo che collabora assiduamente con le forze dell’ordine, l’Asl ed è lei stessa una psicologa –, si tratta nella maggior parte dei casi di abuso psicologico, il quale, purtroppo, accompagna tutte le altre forme di violenza: fisica, sessuale, stalking. Tendenzialmente l’autore dei reati è il partner o ex marito/fidanzato e ’età delle donne è tra i 40-60 anni. Sono soprattutto donne con figli ma non mancano le giovanissime, delle quali ci siamo sempre più resi conto da quando abbiamo attivato una serie di incontri di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole medie e superiori: nelle giovani coppie, anche minorenni, le forme di violenza che dalla svalutazione, la sopraffazione, l’insulto e la minaccia sfociano in violenze vere e proprie sono frequenti. E le ragazze non si fanno avanti, si nascondono nella paura. Gli incontri che il Centro provinciale antiviolenza organizza sono volti ad abbattere questi ostacoli. Con la nostra attività, infatti, cerchiamo anzitutto di mostrare i campanelli d’allarme, quali la gelosia e o il controllo eccessivo che spesso vengono scambiati come messaggi d’amore. È accaduto – rivela Gandolfo –, che al termine di un incontro alcune studentesse incoraggiate dalle nostre parole, si siano fatte avanti, abbiano chiesto più informazioni e successivamente sono venute al centro”.

Esiste un perché a tutto questo? “Dare una risposta a questa domanda non è semplice. Posso dire che predomina ancora lo stereotipo dell’uomo forte, del maschio superiore. Una visione che alimenta la violenza di genere e che è diffusa anche fra i ragazzi più piccoli, i quali poi se la portano dietro nell’età adulta. Il modello della donna a casa con i figli, della femmina inferiore al maschio purtroppo sopravvive. Inoltre c’è un modo sbagliato di concepire la relazione, si tende sempre di più a pensare che l’atro sia un oggetto di nostro possesso che debba dedicare tutto il suo tempo a noi, deve dirci cosa fa e non può avere altre relazioni, siano esse famigliari che di amicizia. Con la nostra attività cerchiamo proprio di andare a smantellare questi schemi, prima che un domani si traducano in brutte realtà. Non c’è ne rendiamo conto, ma oggi più di ieri c’è un forte bisogno di rieducare al rispetto dell’altro”. Di rieducare all’amore.

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