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Il processo per le discariche abusive di Pieve e Pontedassio va verso la prescrizione

Solo per Marco Savini il pm Bogliolo ha chiesto 14 mesi di reclusione: doveva rispondere di falso e truffa

Imperia. Sette anni dopo le clamorose indagini condotte dalla guardia di finanza il processo relativo alle discariche di inerti in Valle Arroscia, una scoperta in località Uveghi a Pieve di Teco, appena sotto il cavalcavia della Statale 28, l’altra in zona Santa Lucia a Pontedassio, non solo è stato spolpato di diversi capi di imputazione, ma addirittura finirà in prescrizione.

La sentenza del collegio giudicante è in programma il prossimo 3 ottobre. In quattro sono finiti sotto processo: l’ex segretario comunale di Pieve di Teco Alberto Marino, quindi Rodolfo Lengueglia, Franco Ardissone. Molto reati che erano stati contestati dal pm Alessandro Bogliolo sono stati prescritti, come l’abuso d’ufficio, la truffa e altri relativi a violazioni che riguardano la materia ambientale. Per Marco Savini il processo è rimasto ancora aperto. Deve rispondere di truffa e falso. Il pm Alessandro Bogliolo ha chiesto una condanna a 14 mesi. Savini era subentrato ad Ardissone. Di fatto era l’ultimo tecnico ad aver assunto un ruolo nella Ecoterra.

C’era un quinto indagato nella vicenda: Luigi Gandolfo, ex sindaco di Chiusavecchia. La sua posizione processuale (era amministratore della Ecoterra) era già stata definita davanti al gup con un patteggiamento.

Secondo quanto accertato dall’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, sarebbero stati smaltiti abusivamente, nelle discariche, oltre centomila metri cubi di materiale oltre a quello che sarebbe dovuto derivare dai lavori di scavo dalla galleria per la costruzione della Statale 28. L’inchiesta era partita nel 2010 coordinata dal maggiore della guardia di finanza Marco Sandri. Le Fiamme Gialle avevano effettuato diversi blitz negli uffici comunali di Pieve di Teco e Pontedassio, oltre alla sede della Provincia.

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