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Ventimiglia, lacrime e rabbia: il difficile addio delle famiglie di migranti ai volontari delle Gianchette fotogallery

A dispensare sorrisi sono stati i bambini

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Ventimiglia. Lacrime, rabbia e frustrazione. Sono queste le reazioni degli adulti davanti ai trasferimenti forzati delle famiglie di migranti ospitati nella chiesa di Sant’Antonio di via Tenda verso il Parco Roja: il campo allestito dalla Prefettura e gestito dalla Croce Rossa Italiana che da oggi ospiterà ufficialmente anche donne e bambini. A continuare a sorridere e giocare, durante i trasferimenti, sono stati solo i più piccoli: ignari di quanto sta accadendo loro e felici di poter scoprire qualcosa di nuovo, anche se questo qualcosa è un campo di accoglienza per migranti.

Famiglie migranti trasferite al Parco Roja

Poco prima che l’autobus noleggiato per trasferire le famiglie al Parco Roja di Bevera partisse, i volontari che per un anno e mezzo si sono occupati dei migranti come fossero parte della loro famiglia hanno espresso tutte le loro preoccupazioni: “Con che criterio vengono gestite le cose?”, hanno chiesto, “Oggi portano via le famiglie che erano già qua, ma chi arriverà stanotte deve essere portato qui. Non ha senso: o tutti là o tutti qui”.
Le donne incinta, comunque, resteranno ospiti della chiesa di Sant’Antonio e con loro, se li hanno, marito e figli: il campo “improvvisato” delle Gianchette, dunque, non cesserà comunque di esistere.

A preoccupare, poi, è la situazione in cui si troveranno a vivere donne e bambini. “E’ lontano, è buio”, denunciano le volontarie, “Se un bambino scappa di mano… aspettiamo la disgrazia? Chi le guarda queste donne? Aspettiamo le violenze? Il tratto da là ad arrivare qua è lungo ed è buio”.

Molte famiglie si sono allontanate già ieri sera, quando i volontari le hanno informate dell’imminente trasferimento al Parco Roja: “Dateci due coperte che andiamo nel fiume: meglio lì che laggiù”, avrebbero detto gli stranieri, contrari soprattutto ad essere identificati tramite impronte digitali in quanto temono di non poter più chiedere asilo in un altro Stato dopo essersi sottoposti alla procedura di identificazione.

Anche una giovane migrante ha voluto esprimere davanti alle telecamere tutto il suo malcontento: “Siamo neri e allora? Bruciateci”, ha urlato, “Non mandate donne e bambini laggiù”.

 

 

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