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L’alluvione in Sierra Leone semina centinaia di morti, il racconto del medico Roberto Ravera fotogallery

Morti e disperazione in un Paese dove i problemi sono già gravissimi per malattie e fame e dove collaborano diversi volontari della Riviera

Fiumi di fango e alluvioni hanno investito la capitale della Sierra Leone, sotto una pioggia incessante, provocando centinaia di morti. Oltre alle strade trasformate in quello che testimoni descrivono come “furiosi fiumi di fango in piena”, vi sono gli smottamenti e le frane nei quartieri collinari di Regent sotto l’azione incessante della pioggia, che hanno sepolto decine di abitazioni. E in mezzo a questa catastrofe naturale c’è anche il medico psichiatra e  direttore della struttura di Psicologia Asl 1 Imperiese Roberto Ravera che dalla Riviera è partito per la Sierra Leone per una operazione umanitaria di grandissimo valore.

L'alluvione in Sierra Leone raccontato da Roberto Ravera

Il suo racconto è drammatico: “Siamo in continuo contatto con i nostri operatori di RCRC che ci informano che l’alluvione ha colpito la parte di Freetown vicina alla nostra sede di Lakka. Mohamed Mohamed Medish Conteh e Arthur Dominic Margai ci mandano informazioni e foto. Si tratta di un disastro che, complice le pioggia incessante, ha come causa l’incuria e la mancanza di attenzione verso un progetto urbanistico che abbia un senso”.

Prosegue la sua testimonizia: “Centri che sono vicino a noi come Lumley o Kroobay sono stati colpiti duramente dall’alluvione. La Sierra Leone è un paese che oramai vive di continue emergenze, proprio in considerazione della mancanza di programmazione e di una politica seria che sappia operare per il bene reale delle persone. Kroobay, dove abbiamo avuto un ambulatorio e dove ho scattato le foto del bambino con l’aquilone, si trova incastrata in mezzo alla confluenza di un rio che proviene dalle colline iper urbanizzate”. Ancora il medico Ravera: “Con la stagione delle piogge il rischio di incontrarti fazioni è molto elevato. Così come in altre zone della città. Per adesso non possiamo fare nulla, vista la situazione di emergenza. Ho dato mandato ai nostri operatori di vedere quali potranno essere, a partire dai prossimi giorni, gli interventi di aiuto e di sostegno più opportuni. Tutto questo è accaduto a pochi chilometri da dove siamo noi e, per fortuna, la nostra comunità non ha subito danni particolari”.

In Sierra Leone, un paese terrorizzato e traumatizzato da quel virus spaventoso chiamato Ebola, il medico ha iniziato a studiare i bambini soldato e poi i bambini di strada e quelli che sono ospiti nella sua  comunità e successivamente i giovanissimi ragazzi del carcere.

Tra l’altro almeno 2.000 persone risultano sfollate. I media parlano di sopravvissuti che si aggirano nel fango alla disperata ricerca di cari spariti nel nulla. Secondo il vicepresidente della Sierra Leone, Victor Bockarie Foh, “è del tutto verosimile che sotto al fango giacciano centinaia di persone”. L’obitorio centrale di Freetown fa sapere che i corpi sono “troppi” per le capacità della struttura.

Problemi anche Conakry, capitale della Repubblica di Guinea. Qui svolge la sua attività di volontario
Daniele Martini, imprenditore di Ceriana. Lui aiuta i responsabili dell’orfanotrofio locale di Madame Marie dopo aver aperto un forno per il pane. Anche in questo caso la tempesta di pioggia ha provocato danni ingenti.

Più tranquilla la situazione fuori città dove opera, come volontario, l’imperiese Franco Maragliotti: “Ieri sera dicevano che i morti passano i 700.  Andrò in città per capire meglio che cosa è successo. Io mi trovo nella zona rurale di Sussex dove per fortuna nonostante la pioggia fortissima ci sono stati pochi danni”.

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