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Famiglie di migranti trasferite al Parco Roja di Ventimiglia, Associazione Alharaz “Di chi è la responsabilità se succede qualcosa?”

"Ci domandiamo come si possa pensare che famiglie con bambini possano pernottare in quella zona e muoversi in sicurezza verso la città"

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Ventimiglia. Il 4 agosto la Croce Rosse di Ventimiglia, in accordo con la prefettura, ha inviato un pullman alla chiesa della Gianchette per procedere al prelievo dei nuclei familiari presenti. “La scarsa professionalità della CRI, che inizialmente non aveva mandato alcun operatore ad assistere al trasferimento, ha dato a molte famiglie il tempo di raccogliere le poche cose e scappare.

Da quanto raccontano i migranti, alla fine sarebbero state portate al campo solo 4 famiglie, tutti gli altri sarebbero invece riusciti ad allontanarsi autonomamente e almeno 30 persone si troverebbero ora sul fiume senza niente; da quanto hanno potuto constatare i nostri volontari ieri sera erano presenti sul fiume almeno 15 bambini e diverse donne.

La nuova decisione della prefettura arriva poco dopo la decisione di staccare l’ennesimo allaccio dell’acqua nei pressi degli accampamenti sul fiume, ad ora tutti i rubinetti montati autonomamente sono stati distrutti e a diverse fontane in città è stata smontata la valvola di apertura, così che molti migranti si trovano nuovamente costretti a bere l’acqua del fiume.

Alla luce di tutte le criticità presenti sul territorio e nel campo della CRI, ci domandiamo come sia stato possibile decidere di spostare le famiglie dall’unica zona ad ora in grado di garantire un buon livello di accoglienza; alla luce del panico che in passato si è sempre generato dopo i tentativi di spostare coattamente i migranti, ci domandiamo come nessuno possa aver tenuto in considerazione l’eventualità che dei bambini si trovassero improvvisamente esposti a freddo e malattie in assenza di cibo e acqua; alla luce dei diversi incidenti che si sono verificati sul tratto di strada che collega il campo della CRI alla città, alla luce del fatto che già un migrante è morto investito per la scarsa visibilità e alla luce del fatto che il campo dista ben 4 chilometri, ci domandiamo come si possa pensare che famiglie con bambini possano pernottare in quella zona e muoversi in sicurezza verso la città o ancora peggio raggiungere il campo durante la notte.

Nella speranza che si proceda ad attuare tutte le misure necessarie ci poniamo un’ultima domanda, visti i rischi verso cui stanno venendo esposte tutte queste donne e i bambini, di chi sarebbe la responsabilità se dovesse succedere qualcosa?” – afferma l’Associazione Alharaz.

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