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Viaggio a Monesi di Mendatica con Piero Pelassa, un sindaco in prima linea più forte della burocrazia fotogallery

Riviera 24 è tornata nella "zona rossa" col primo cittadino a nove mesi dall'alluvione che ha messo in ginocchio un angolo di paradiso

Mendatica.  Il fascino è sempre lo stesso: vallate immerse nel verde e aria pulita. Un paradiso a pochi chilometri dal mare. Durante il viaggio per raggiungere Monesi di Mendatica le montagne mostrano quelle ferite che fanno fatica ad essere rimarginate dopo l’alluvione di novembre.

Riviera 24 con Piero Pelassa nella zona rossa

Da queste parti c’è un sindaco che da quasi nove mesi è in prima linea e non è disposto a mollare di un centimetro: un parto ancora lungo per far rialzare il territorio che quei 600 millimetri di pioggia caduti in una notte ha messo in ginocchio. Lui resta qui, a difendere questo paese tempio dell’escursionismo d’estate e dello sci alpino d’inverno.

Si cammina in un borgo, ora fantasma, insieme a Piero Pelassa. Lui non dispera e combatte con la solita grinta: da uomo dell’entroterra, legatissimo alle tradizioni,  è convinto che questo territorio tornerà a vivere: “Ora sul tavolo ci sono 500 mila euro. Una somma prevista da un protocollo d’intesa che abbiamo appena firmato ieri in Regione: serviranno per aprire un by pass che consentirà di raggiungere la stazione di Monesi in breve tempo senza dover allungare il percorso  di altri 40 minuti – racconta – Noi ce l’abbiamo messa tutta per raggiungere questo risultato, ma il nemico da combattere, come sempre, è un altro: la burocrazia. Ci sono i soldi, è vero, ora dobbiamo affrontare lo scoglio della conferenza dei servizi e nessuno conosce la data di inizio dell’intervento”.

Pelassa, infatti, non parla di tempi di realizzazione del by pass: “A me non piace giocare d’azzardo e non voglio illudere nessuno – lo dice apertamente – ma la gente deve sapere che l’amministrazione comunale sta lavorando, giorno dopo giorno, senza sosta per accorciare i tempi. Non è facile ma ce la stiamo davvero mettendo tutta”.

Con lui camminiamo nel borgo “disabitato” con le case lesionate e inagibili e i tecnici di un’impresa specializzata di Genova che bucano con le trivelle l’asfalto: “Un intervento – racconta Pelassa – che hanno iniziato venti giorni fa. I carotaggi sono indispensabili per capire se il terreno cede ancora. Nessuno può dire nulla fino a quando le perizie non saranno concluse”.

E anche sulla possibilità di revocare le ordinanze e riaprire la borgata il sindaco non si pronuncia. “Mi domando chi potrebbe prendersi  una responsabilità così grande e riaprire Monesi di Mendatica senza attendere i tempi e i modi per effettuare questo genere di interventi. Bisogna avere pazienza e anche i privati che qui hanno case e ricordi lo hanno capito. Non possiamo permetterci di sbagliare”.

In zona ci sono anche i tecnici dell’Agenzia regionale del Piemonte. Effettuano monitoraggi via satellite nell’area rossa di Monesi. Poco oltre arrivano due ciclisti tedeschi in sella ad una mountain bike. Hanno pedalato da Sampeyre, in provincia di Cuneo e il traguardo di questo viaggio in bici sarà Nizza dove sono attesi da alcuni amici. “Vivete in un posto fantastico – spiega uno di loro – Arriviamo da Friburgo ma queste vallate dove vivete sono davvero un paradiso”.

Piero Pelassa, accenna un sorriso per nascondere la commozione. “Questo territorio, come vedete, ha potenzialità enormi e merita molta attenzione. Gli enti pubblici devono essere uniti e dimostrare di voler davvero rilanciare Monesi e il resto del Parco delle Alpi Liguri. La battaglia è ancora lunga, ma io resto qui a combattere per il bene della mia gente e di questa meraviglia della natura che ci ha donato il buon Dio”.

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