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Veneto Banca acquisita da Intesa San Paolo, tre precari a rischio nell’Imperiese

I sindacati del mondo bancario hanno affilato le armi e annunciato battaglia

Imperia. Tre bancari imperiesi, ma salgono a quattro in tutta la regione,  rischiano di perdere il posto di lavoro. Precari dietro lo sportello che saranno i primi ad essere tagliati nella riorganizzazione del lavoro dopo l’acquisizione, da parte di Intesa San Paolo, dei due istituti di credito che anche in provincia avevano fatto parecchi danni: Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. I tre bancari sono quelli che pagheranno il prezzo maggiore. Si tratta di lavoratori giovani, totalmente formati e con retribuzioni inferiori alla media del settore.

I sindacati hanno affilato le armi e annunciato battaglia: nelle settimane scorse è stato firmato un primo accordo che consentirà a circa mille bancari delle ex banche venete di accedere su base volontaria agli ammortizzatori di categoria, mentre a settembre continuerà la trattativa per ulteriori esuberi.

Da questo scenario emerge un altro dato, più preoccupante: circa 700 colleghi che facevano parte di società collegate a Veneto Banca e Popolare di Vicenza, attualmente rimaste fuori dagli accordi, e circa 200 lavoratori giovani con contratti in scadenza.

Giovanni Sanga relatore della legge del decreto sulle Banche Venete, dal canto suo, ha spiegato che “di fatto vengono salvate le due ex Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, provvedimento indispensabile per non mandare in crisi un’economia, quella del Veneto, che porterebbe a riflessi non solo locali ma certamente a carattere nazionale per quello che la regione rappresenta. Con la procedura adottata, che tecnicamente si chiama “liquidazione coatta amministrativa” si sono riaperti tutti gli sportelli, nessun dipendente è stato licenziato, abbiamo dato garanzia ai correntisti risparmiatori e si sono mantenuti i finanziamenti alle aziende”.

Critica anche la posizione del deputato Giovanni Paglia: “Con il dl il Governo ha dettato regole e modalità di esecuzione della liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e BPVI. In particolare, questo processo ha significato l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo spa degli asset dei due istituti, ad esclusione di quelli deteriorati, destinati a GSA, e di alcune società ritenute non appetibili da Intesa, rimaste in capo al liquidatore. Fra gli obiettivi dichiarati dal Governo c’era la salvaguardia dei lavoratori impegnati nelle banche venete, per la quale sono stati impegnati 1,25 miliardi di euro di risorse pubbliche, finalizzate a gestire gli esuberi del gruppo consolidato. Si parla in particolare di uno scivolo fino a 7 anni per 4.000 lavoratori, 1.000 dei quali provenienti dalle due banche venete e gli altri da Intesa Sanpaolo. Deve essere rimarcato quindi che l’operazione, pur in modo indolore, comporta nell’immediato una significativa contrazione occupazionale. Due sono inoltre i problemi che permangono, secondo quanto appreso da fonti sindacali e di stampa. Il primo è relativo alla sorte dei lavoratori delle società non ricomprese nel perimetro della fusione con Intesa Sanpaolo. Parliamo di circa 700 persone, attualmente non ricomprese negli accordi, che potrebbero anche avere le condizioni soggettive utili a godere dell’uscita anticipata garantita dai fondi pubblici. Il secondo ai 200 giovani lavoratori precari dei due istituti, cui non è stata prospettata alcuna soluzione diversa dalla mancata riconferma del contratto, e per i quali la fusione coincide quindi con il licenziamento. È opinione dello scrivente che il primo sia un caso di patente discriminazione, mentre il secondo evidenzia come a pagare gestioni dissennate e scelte politiche tardive e pasticciate siano ancora una volta i più giovani”.

E Paglia ha chiesto se “i riportati risultino anche al Ministero Perché si sia scelto di non affrontare l questione occupazionale nel suo complesso, limitandosi a versare 1,25 miliardi di euro a Intesa Sanpaolo perché gestisca in proprio gli esuberi. Se e come intenda adoperarsi per garantire parità di trattamento a tutti i lavoratori interessati dalla liquidazione delle due banche venete. Se non ritenga di dover intervenire presso Intesa Sanpaolo perché si faccia carico del futuro lavorativo degli ex precari delle due venete, già ampiamente formati e professionalizzati”.

 

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