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Vallebona, Giuseppina Mastroieni vince il premio di poesia dialettale intemelia “U Giacuré 2017″ fotogallery

Raggiunge il podio con la poesia "Luntai regordi", che dipinge, come in un quadro impressionista, la bambina che fu

Vallebona. Giuseppina Mastroieni con “Luntai regordi” vince il concorso “U Giacurè“, il XXX premio di poesia dialettale intemelia, seguito da Gabriella Gismondi con “Sensa vuuxe: silensiu” e da Stefano Albertieri con “Saciru”.

riviera24 - U Giacuré 2017 a Vallebona

Un pubblico numeroso ha riempito ieri sera la Piazza XX Settembre, nel centro del paese di Vallebona, solo per ascoltare le poesie in dialetto. Per venticinque anni il concorso in memoria di Giacomo Amalberti, primo presidente del Sestiere Burgu di Ventimiglia e cultore di civiltà locale, è stato curato dalla sua istitutrice Marisa Amalberti De Vincenzi, mentre per i restanti cinque dall’Associazione culturale A Cria di Vallebona, che ne ha garantito la continuità. Il concorso era nato per conservare e tramandare l’uso del dialetto e ancora oggi sono molti i partecipanti che continuano a portare avanti la tradizione poetica.

I giudici Daniela Lanteri, Ferruccio Poggi, Gianni Modena, Gianni Rebaudo e Marilisa Sismondini hanno avuto difficoltà quest’anno a selezionare le poesie migliori perché tutte erano bellissime e originali.

Le poesie:

- “Veciu Casun” (Vecchio casolare) di Pierina Giauna in dialetto di Ventimiglia;

“Fasce” (Fasce) di Vincenzo Bolia in dialetto di Sanremo;

“E farfale de Rèssu” (Farfalle di Rezzo) dell’84enne Dante Zirio in dialetto di Ospedaletti. Il poeta si è ispirato alla catastrofe alluvionale che ha colpito Rezzo;

“Lou laus d’allos” (Il lago d’Allos) di Aline Marengo in dialetto provenzale marittimo. Ha vinto un premio perché descrive con assoluta grazia un luogo non facile da raggiungere, rimandando a forme ormai perdute e mantenendo la natura in tutte le forme possibili;

“I loeghi c’a t’ai encuntrau” I luoghi dove ti ho incontrato) di Mariuccia Martini in dialetto di Isolabona;

“Vallebona 14/07/2016″ di Alain Gasiglia in dialetto di Nizza. La poesia è stata dedicata alle vittime dell’attentato;

- “Scrive’, cunte’, crie'” (Scrivete, raccontate, gridate) di Ovidio Bosio in dialetto di Ventimiglia. Vince il premio del Circolo della Castagnola di Ventimiglia perché difende il dialetto gridando, urlando, affinché non venga perso;

- “A va ben cusci'” (Va bene così) di Andrea Guglielmi in dialetto di Vallebona. Il poeta vive in Messico ma ogni anno scrive poesie in dialetto per poter partecipare e non perdere le sue origini;

“Baiuneta” (Baiuneta) di Elvina Muscio in dialetto di Ventimiglia;

“Puja da puja” (La paura della paura) di Mino Beghello in dialetto di Taggia;

- “U barcun serau” (La finestra chiusa) di Raffaella Martini in dialetto di Ceriana vince il premio dell’Associazione Pro Loco di Vallebona perché le immagini recuperano ricordi sulla madre. Il susseguirsi di immagini si concludono con la finestra chiusa;

“Prugressu” (Progresso) di Giovanni Ormea in dialetto di Sanremo;

“In sabu de magiu” (Un sabato di maggio) di Elio Maccario in dialetto di Soldano. La poesia descrive un evento che si è tenuto a Soldano: l’esibizione dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo in un vigneto molto suggestivo;

“Migravui” (Migranti) di Gaspare Caramello in dialetto di Ventimiglia;

“Pe’ gracia recevua” (Per grazia ricevuta) di Marco Scullino in dialetto di Ventimiglia. Ha ricevuto il premio del Comune di Vallebona, direttamente dal vicesindaco Ingrid Marchot;

“I lumin renduu” (Il lumino reso) di Carlo Gallinella in dialetto di Ventimiglia. Si ispira ad un episodio verificatosi durante il periodo della guerra al partigiano Felice Cascine. Era stato rubato un lumino e visto che Cascione disse che un “partigiano non ruba neanche un lumino”, il 10 agosto i partigiani di Realdo decidono di riconsegnare il lumino al parroco;

“Mariegiu in ta prima” (Matrimonio in primavera) di Maria Giovanna Casanova in dialetto di Pigna. Riceve il premio dell’autore per la sua descrizione delicata della primavera;

- “A cantereta d’u ghirindun” (Il cassetto del comodino) di Mario Armando in dialetto di Bordighera;

- “Ensinda es lavida” (Così va la vita) di Yves Roubaut in dialetto di Nizza;

“A festa de San Romilu” (La festa di San Romolo) di Enrica Carlo in dialetto di Sanremo;

“Sciura de Magiu” (Fiore di maggio) di Riccardo Lanteri in dialetto di Vallebona. Vince il Premio della civiltà contadina;

- “Ciassa” (Piazza) di Marco Cassini in dialetto di Apricale;

“Carugiu” (Carrugio) di Livio Tamagno in dialetto di Baiardo. Ha vinto il premio famiglia perché è una riflessione dov’è nato. Dedica il premio alla moglie per il loro 70esimo anno di matrimonio;

“Baci e ninì” (Baci e ninì) di Roberto Rovelli in dialetto de La Mortola. Vince un premio;

“Uduu de prima, uddu che enciuca” (Profumo di primavera, profumo che inebria) di Giovanni Natalino Trincheri in dialetto brigasco. Vince il premio Marisa Amalberti e un quadro donato dal pittore Claudio Marciano. Nella poesia descrive una donna che pianta un fiore per ogni uomo che ha avuto;

– “Saciru” ( Sappilo) di Stefano Albertieri in dialetto di Vallebona. Terzo classificato;

“Sensa vuuxe: silensiu” (Senza voce: silenzio) di Gabriella Gismondi in dialetto di Sanremo. Seconda classificata;

- “Luntai regordi” (Lontani ricordi) di Giuseppina Mastroieni in dialetto di Camporosso. Prima classificata.

Sono state presentate anche delle poesie fuori concorso: “Nenì u butà” di Maria Pia Viale in dialetto di Vallebona e “Ancù amù” (Ancora amore) di Mario Saredi in dialetto di Camporosso.

I premi sono stati donati dalle famiglie Carabalona, Saredi e Oxilia, da Alzani Editore, dal Comune di Vallebona, dall’Associazione Pro Loco di Vallebona, dal Circolo della Castagnola di Ventimiglia e dal pittore Claudio Marciano. I vari gruppi di poesie sono state intervallati da interventi musicali di “Marcello Parodi Group” e Carlo Gallinella. L’evento è stato presentato da Maria Pia Viale.

“Grazie a tutti perché si respira davvero un’atmosfera magica” – afferma il vicesindaco Ingrid Marchot. L’evento è stato possibile grazie all’Associazione culturale A Cria di Vallebona, al Comune e al parroco don Salvatore Crisopulli, che ha concesso gli spazi necessari alla realizzazione della manifestazione. Alla fine della cerimonia a tutti i presenti è stata donata una candela ed inoltre la Pro Loco di Vallebona ha offerto le classiche bugie locali.

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