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Stuprò per sette ore due ragazze, il violentatore a processo a Imperia foto

Denunciato da agente della penitenziaria per violenza e oltraggio

Imperia. Entra in aula con le stampelle, Rachid Assarag, detenuto nel carcere di Sanremo. 
Il processo nel quale è imputato non ha nulla a che fare con il motivo per cui, nove anni fa, è finito in galera. All’epoca l’accusa era molto più grave: stupro. Assarag è stato condannato per aver violentato, per sette ore, due ragazze di vent’anni in un appartamento di Milano. Era il 2008.
Oggi, davanti al giudice Gamba, il marocchino ha dovuto rispondere alle accuse mosse dall’agente A. D.L. che lo ha querelato per violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. 
Ma il motivo per cui il nome di Rachid Assarag è già salito alla ribalta della cronaca è dovuto ai presunti casi di violenze di cui lo straniero sarebbe stato vittima nelle molteplici carceri in cui è stato trasferito in questi anni. Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Lucca, Biella. E ancora Bollate e Sassari. Oltre a Sanremo, naturalmente.
 Il suo caso era finito pure in tv grazie alla trasmissione “Le Iene” che aveva mostrato i video registrati all’interno delle carceri dallo stesso detenuto.
Video e registrazioni audio sono stati anche al centro di un processo che ha visto indagati per il reato di lesioni personali tre agenti della penitenziaria che a Piacenza avrebbero picchiato e minacciato Assarag. Il caso, però, si chiuse con una archiviazione.
Anche oggi, nonostante il tema dell’udienza fosse un altro, Assarag ha provato a spiegare le sue ragioni a giudice e pm, ai quali ha detto di essere in pericolo: “La mia vita è appesa ad un filo”, ha dichiarato, senza però trovare terreno fertile. Dopo aver verbalizzato le sue dichiarazioni, il giudice ha chiesto che l’uomo venisse allontanato dall’aula in quanto era impossibile metterlo a tacere.

Ma torniamo ai fatti: l’agente scelto A. D.L. è comparso oggi in aula come teste del pubblico ministero al quale ha raccontato quanto accaduto il 23 giugno del 2015. “Mi trovavo in carcere e sono stato chiamato dal detenuto che si trovava nella cella davanti a quella di Assarag”, ha raccontato il poliziotto, “Voleva una pentola e gli stavo spiegando che non potevo dargliela quando Assarag si è messo ad urlare e a battere una scopa contro le sbarre finché non si è staccato lo spazzolone e mi sono allontanato, per evitare che mi colpisse”. “Bastardo”, “Pezzo di m…”, “Ti ammazzo”: queste le parole che il detenuto avrebbe rivolto all’agente. Richiamati dal chiasso, nonostante la distanza a cui si trovavano, un altro agente e l’ispettore di turno sono corsi nella sezione da cui provenivano urla e rumori e hanno trovato Assarag “molto agitato che sbatteva la scopa nelle sbarre e urlava”. “Abbiamo cercato di calmarlo”, ha spiegato l’ispettore A.P., “Lo abbiamo portato in sorveglianza per cercare di capire cosa fosse successo. Ha detto che un agente lo aveva trattato male e lo aveva insultato. Voleva sporgere querela”. A quel punto A.P. e M.V., assistente capo, hanno cercato di spiegare ad Assarag che per la querela non c’era nessun problema, ma vista la situazione del carcere in quel periodo sarebbe stato meglio aspettare la mattina successiva. “C’era carenza di organico”, hanno spiegato i poliziotti, “Un ispettore solo che doveva sorvegliare oltre 200 detenuti tra cui alcuni con problemi psichiatrici seri che minacciavano di tagliarsi se non potevano parlare con me”. A quel punto, Assarag avrebbe detto che se non fosse stato possibile sporgere querela in quel momento avrebbe spaccato il vetro di una finestra, si sarebbe tagliato e dunque fatto portare in ospedale: “Così avremmo perso altro tempo”.
“Così ho dovuto prendere la querela sotto minaccia”, ha dichiarato l’ispettore, “E in quel momento lì due detenuti si sono tagliati”.
Una situazione precaria, quelle delle carceri italiane, più volte denunciata anche dai sindacati di polizia che puntano il dito contro i continui tagli e la costante carenza di organico.

“Quel giorno lì non si è tagliato nessuno”, ha dichiarato Assarag dopo aver chiesto la parola al giudice, “Se questi personaggi qui hanno delle prove allora le portino, come ho fatto io con le registrazioni. Perché non portano le immagini delle telecamere?”. A questo punto il detenuto ha chiesto al giudice di acquisire tutta la documentazione sulla sua vita carceraria. Visto il diniego Assarag ha dichiarato: “Se mi succede qualcosa assumetevene la responsabilità, la mia vita è appesa ad un filo. Ho tutte le registrazioni che costituiscono prova di reati commessi a mio danno. Anche oggi, per venire qua sono stato aggredito (ma non fisicamente).Volevo portare il ritaglio di giornale che parlava di Cucchi con i miei appunti e non me l’hanno lasciato fare. Un agente ha minacciato di rompermi tutti i denti”.

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