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Patrizia Lanzoni, “Lascio il comune che troppo spesso ho anteposto ai miei bisogni, ai miei cari”

"Se io fossi stata una vera "furbetta del cartellino", un'assenteista disinteressata al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, crede signor Direttore, che Istituzioni importanti e più di 600 persone si sarebbero unite in una raccolta firme contro la notizia del mio licenziamento?"

Gentile Direttore,

La ringrazio anticipatamente per l’opportunità che vorrà darmi, pubblicando questa mia lettera, di far sapere a tutti i Sanremesi e a coloro che mi hanno conosciuta, sostenuta e stimata, che non li ho mai traditi e anzi, che con molto rammarico e altrettanta delusione, incasso la decisione del Giudice del Lavoro di respingere il mio ricorso e confermare, dopo più di 20 anni di appassionato servizio, il mio licenziamento.

Inutile dire che le emozioni e gli stati d’animo che sto affrontando, da quando tutto è iniziato a ottobre del 2015, sono i più dolorosi.

Ripenso continuamente alla mia identità professionale, agli anni dedicati al lavoro nella Pubblica Amministrazione, sempre con tanto rispetto e serietà, impegno e dedizione. Ripenso alle rinunce fatte, al tempo che ho sottratto alla mia famiglia, che mi aspettava la sera fino a tardi a Loano, dove ancora ho la mia residenza, mentre io facevo di tutto per migliorare i servizi educativi del Comune per il quale ho iniziato a lavorare nel 1996.

Ripenso alle difficoltà logistiche che ho dovuto affrontare muovendomi in treno su una linea che, come tutti sappiamo, è stata più volte disastrata, e gestendo strutture dislocate in un’area così vasta che capisco non si possa far coincidere esattamente con un ufficio, ma di fatto era il mio.

Ripenso a tutte le ore che andavano oltre il mio orario di lavoro e che ero così felice di poter dedicare ai genitori che chiedevano consigli su come comportarsi coi loro bambini, o a fare riunioni e incontri con colleghi ed altri responsabili esperti del settore della prima infanzia, solo nell’ottica di offrire servizi più efficienti, più attenti, che ottenessero riconoscimenti e ne facessero di conseguenza ottenere al nostro Comune.

Ripenso a come tutto questo possa essere stato deliberatamente ignorato, nonostante i riconoscimenti, gli apprezzamenti, le manifestazioni di stima professionale, a fronte, in fin dei conti, di 3 / 5 ore di presunta assenza dal lavoro durante il mio orario, registrate in più di un anno e mezzo di indagini.

Ore, lo ribadisco, e non “intere giornate”, come messo agli atti.

Tra l’altro pochissime ore se paragonate a tutte quelle (261 per l’esattezza) di lavoro extra maturato e svolto al di fuori dell’orario per il quale ero retribuita, alle 60 ore di “flessibilità positiva” e nemmeno un giorno di malattia durante gli undici mesi di indagini svolte.!

Ho provato a spiegare a chi di dovere quale era esattamente il mio ruolo, in cosa consisteva precisamente il mio lavoro, e sono anche riuscita a dimostrare che ben 9, delle 14 contestazioni avanzate a mio carico, erano ingiustificate perché anche l’eventuale mancata timbratura era causa di impegni di lavoro frenetici, logisticamente impossibili da registrare timbrando il cartellino, ma non per questo falsi, anzi, comprovati da colleghi che condividevano quel determinato lavoro con me e dai riconoscimenti che questo nostro lavoro ha ottenuto.

Credo che chiunque mi conosca professionalmente, leggendo queste accuse, faccia fatica a riconoscermi, e non lo dichiarerei così apertamente se temessi che anche solo una persona che mi abbia vista all’opera in questi 20 anni potesse dire il contrario.

Perché nonostante le insinuazioni, le accuse e anche la condanna, io so di avere svolto il mio lavoro sempre al meglio, con la massima serietà e trasparenza, spinta dalla passione per la mia professione e senza mai tirarmi indietro, neanche quando me lo avrebbe imposto il cartellino !

Perché a fronte di quanto sopra (e di tutte le prove a mia discolpa che sono regolarmente agli atti), io mi chiedo, e chiedo a tutti, in che cosa sbaglia un dipendente comunale quando cerca di contribuire in maniera zelante a migliorare i servizi al cittadino? Cosa c’è di sbagliato, e da punire con un licenziamento, nel trascorrere più ore dell’orologio a lavorare, nelle varie forme che questo può significare, togliendo tempo alla propria famiglia e vita personale, solo per il senso del dovere e la soddisfazione personale che si può ottenere nel realizzare progetti di successo di cui poter essere orgogliosi? Cosa c’è in questo atteggiamento proattivo e propositivo di tanto sbagliato da meritare un trattamento e una sentenza come quella che mi è stata comminata ?  Avrei accettato una breve sospensione a fronte di contestazioni che ritengo siano state causate da disattenzione o malintesi.

Se io fossi stata una vera “furbetta del cartellino”, un’assenteista disinteressata al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, crede signor Direttore, che Istituzioni importanti e più di 600 persone si sarebbero unite in una raccolta firme contro la notizia del mio licenziamento?

Sarò orgogliosa, ma non riesco a crederlo.

Allora l’unica cosa che resta da fare è interrogarsi tutti su cosa conti davvero per la nostra Pubblica Amministrazione, sul modo in cui i suoi dipendenti vengono valutati ed eventualmente assunti o licenziati.

Ricordo l’articolo del giornalista Alberto Guasco che ad aprile di quest’anno, dopo gli applausi  arrivati dalle decine di mamme ed educatrici a mio sostegno nell’aula del Consiglio comunale, durante la discussione sulla riduzione dei Nidi d’Infanzia e Servizi domiciliari, scriveva: “è la timbratura o il lavoro svolto,  il valore del dipendente pubblico” ?

Conta la produttività? Contano i meriti? Contano l’impegno, la competenza, la professionalità, la dedizione e l’abnegazione, anche quando comportano un’umana dimenticanza?

Oppure basta semplicemente essere puntuali nel timbrare un cartellino?

Siamo proprio sicuri che solo una timbratrice sia in grado di dimostrare il lavoro realmente svolto dai dipendenti comunali e che sia questo l’unico parametro da tenere in considerazione per valutarne la serietà, la correttezza e la professionalità?

A Lei e ai Suoi Lettori la risposta.

Il lavoro è sempre stato fondamentale per me e non sarà semplice accettare di doverne fare a meno. Ci sono legami che non potranno essere spezzati da questa vicenda. Ci sono sguardi, emozioni, storie di bambini, famiglie, educatori, colleghi (Dirigenti, Funzionari, Associazioni, Cooperative etc.…), uomini e donne, che saranno sempre con me. Loro sono stati “ il mio modo e il mio tempo” per 20 anni.

Ma se dedicare a tutti loro, per tutto questo tempo, anima e corpo non è stato sufficiente ed anzi mi viene imposto di non farlo più, allora, seppur con dolore, rammarico, delusione e rabbia, mi congedo. Lascio il Comune, i suoi Servizi per l’infanzia e il Territorio che troppo spesso ho anteposto ai bisogni dei miei cari e ai miei.

Torno a dedicarmi a loro, che forse sono gli unici che avrebbero tutto il diritto di chiamarmi assenteista (!). Loro che i miei orari, quando li lasciavo la mattina alle 5,30 prima di fare colazione e rientravo che era già finita la cena, li conoscono meglio di qualunque altra timbratrice. Loro che, come tutte le persone citate prima, sanno chi sono, come ho lavorato, e che tutta questa vicenda è un’enorme ingiustizia.

Grazie per l’attenzione, cordialmente

Dott.ssa Patrizia Lanzoni

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