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Musica profana fuori dalla chiesa, il vescovo Suetta: “Il mio compito è salvaguardare il sacro”

Il vescovo spiega le ragioni della cancellazione dei brani del concerto in parrocchia a Perinaldo

Perinaldo. “Sono convinto che è un mio compito particolare, in un contesto di desacralizzazione di tutto, salvaguardare ancor di più questo aspetto e lo faccio convintamente”. Senza nulla togliere al valore della musica e dell’arte in generale, il vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo monsignor Antonio Suetta, ha spiegato così il motivo per cui ha chiesto che alcuni brani previsti in un ciclo di cinque concerti da svolgersi nella chiesa di San Nicolò da Bari venissero cancellati dal programma.

“C’è una norma fondamentale che dice che nella chiesa non si devono fare i concerti di musica non sacra”, ha spiegato Suetta, “Poi questa norma può essere derogata dall’ordinario, cioè dal vescovo”. Per questo, dopo aver verificato attentamente i programmi dei concerti della rassegna “Terre di confine Perinaldo Festival”, monsignor Suetta ha chiesto di cancellare alcuni brani “in quanto di musica profana e dunque che non possono essere eseguiti in chiesa”.

“Non voglio togliere nulla al valore della musica non sacra, ma per quanto bella essa non può essere suonata in chiesa”, ha spiegato il vescovo, “Un valzer di Strauss è innegabilmente una bella composizione, ma non va eseguita in chiesa. La mia volontà è stata quella di non ostacolare nulla di ciò che è possibile, ma nello stesso tempo, di tutelare assolutamente il rispetto del luogo sacro. Ho chiesto allora di vedere i programmi e ho autorizzato i concerti che andavano bene senza negarne nessuno, ma semplicemente chiedendo di eliminare alcuni brani“.

Un ragionamento retrò e “bigotto”, quello del vescovo?  “Se mi si dice che sono retrò perché non ammetto musica profana in chiesa, io lo confermo”, ha risposto Suetta, “Senza nulla togliere al valore che si riconosce alla buona musica, ovviamente. Io stesso, se avessi tempo, andrei spesso a sentire le opere all’Arena di Verona perché sia la musica che il contesto sono uno spettacolo straordinario. 
Quando mi capita vado a sentire dei concerti, anche di musica leggera, perché no, e mi sono anche divertito. Il valore dell’arte lo capisco, ma la chiesa è un luogo sacro: è il luogo in cui consacriamo l’eucarestia, è il luogo dove noi celebriamo la messa”.

Un luogo, dunque, da preservare per ciò che rappresenta e non solo per in quanto mero edificio. Solo in determinate situazioni, spiega Suetta, sarebbe disposto ad aprire le porte della sua chiesa senza esitare: “Per un’emergenza umana”, dice, “Quando a Natale a Genova, nella chiesa dell’Annunziata, o nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma fanno il pranzo dei poveri in chiesa, non fanno male: fanno bene. Se a me fosse chiesto: “abbiamo tanta gente e non sappiamo dove metterla a mangiare, piuttosto che lasciare il giorno di Natale i poveri in giro li facciamo mangiare in cattedrale”, direi subito di sì e lo direi volentieri”.

Per un concerto, però, ci sono tanti altri luoghi, fa capire il vescovo: il teatro, ad esempio. “Se poi si vuole scegliere la chiesa in quanto è un bel monumento, da guardare, ammirare e anche far conoscere, allora va bene, ma c’è un repertorio di musica sacra straordinario che può essere inserito nel programma”.

 

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