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Luana Bertol (comitato Pro Triora): “Ci ha dato fastidio la gestione dell’accoglienza migranti”

“Avere in giro 20 o 30 persone che bighellonano e ciondolano non va bene né per noi né per loro”

Triora. La voce dei residenti del borgo della valle Argentina in questo momento è quella di Luana Bertol che, per l’arrivo dei migranti all’ex albergo “La colomba d’oro”, ha creato un comitato “Pro Triora e il suo territorio” con il quale ha raccolto un centinaio di firme per dire no ad una accoglienza non adeguata al numero di residenti del paese.
“L’altro ieri siamo stati ricevuti dal prefetto di Imperia insieme con una parte della maggioranza e una della minoranza comunale”, ha dichiarato Luana Bertol, commerciante, “E’ stato il prefetto a spiegarci che non era possibile attuare il procedimento dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) perché il Comune non aveva attivato uno progetto in tal senso”.
Questo il motivo, dunque, dell’istituzione di un CAS (Centro di Assistenza Straordinario) con il quale sono stati mandati a Triora, questa mattina, 19 migranti e non i 6 previsti per i comuni al di sotto dei 2000 abitanti.

luana bertol

“Come mai non si è voluto attivare lo SPRAR in tempi utili? Come mai il progetto è rimasto dormiente? Come mai c’è un CAS in una struttura privata che era chiusa da tempo e che aveva delle spese da sostenere e delle incombenze con il Comune?”, Luana Bertol è un fiume in piena e di domande ne ha tante, “Mi mancano le risposte”.

La “Colomba d’oro” è chiuso da cinque anni: da quando è stato dichiarato in agibile in quanto non dotato di porte tagliafuoco e altri servizi necessari in una struttura che dispone di una quarantina di camere. Voci di corridoio dicono che per rimetterlo a nuovo e aprirlo ai turisti, la sua attuale proprietaria, Simona Pastor, avrebbe dovuto investire 500mila euro. Oppure continuare a tenerlo chiuso, versando solo per l’Imu 15mila euro all’anno. Questo il motivo per cui la struttura è stata messa a disposizione della cooperativa che accoglie migranti.

“Il prefetto con noi è stato disponibile”, ha aggiunto la Bertol, “Ci ha dato tutte le sue rassicurazioni. Anche la cooperativa pare essere seria e di tutto rispetto, ma chiaramente per noi la preoccupazione rimane. Nessuno ce l’ha con questi ragazzi: è la gestione della cosa che ha dato fastidio agli abitanti di Triora. Perché nascondere tutto e tacere? Perché li hanno portati all’alba?”.
I residenti avrebbero invece accettato, di buon grado, un progetto SPRAR: “Puntavamo su questo anche perché così avremmo potuto inserirli nel mondo del lavoro”, ha spiegato la commerciante, “Avere in giro 20 o 30 persone che bighellonano e ciondolano non va bene né per noi né per loro”.

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