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L’odissea di un imperiese e le barriere difficili da superare in via Cascione

Dopo il restyling del centro portorino ancora molti problemi da risolvere

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Imperia. “A proposito di barriere architettoniche, ieri dovendoci recare in via Cascione presso l’ottico per una riparazione agli occhiali, mia moglie ed io abbiamo per la prima volta provato sulla nostra pelle l’umiliazione dell’essere diversi, anche se conoscevamo il problema dall’esterno”.

Inizia così lo sfogo di Walter F. che su Facebook ha esternato il proprio disappunto per l’esperienza vissuta nel capoluogo di provincia, non diverso, per quanto riguarda le barriere architettoniche presenti, da tante altre città italiane, dove spesso i diversamente abili non riescono ad accedere nemmeno a quelli che sarebbero servizi essenziali.

“Premetto che mia moglie è momentaneamente, a causa di una frattura al malleolo, obbligata ad usare una sedia a rotelle perché impossibilitata a posare il piede in terra”, ha spiegato Walter, che ha continuano così il suo racconto: “Giunti davanti al negozio ci siamo resi conto che lo scalino era troppo alto per poter essere sormontato”. A quel punto l’uomo si rivolge al negoziante chiedendo come avrebbe potuto fare per accedere all’interno del locale. “Vengo fuori e vediamo di sollevarla”, avrebbe risposto l’ottico, “Però deve cortesemente attendere che finisca di servire i clienti che sono dentro”.

“Ho provato una bruttissima sensazione nel vedere mia moglie in attesa davanti allo scalino”, ha spiegato Walter, “Sapendo che sarebbe dovuta rimanere in quella posizione ancora dell’altro tempo. Pensavo ad un cane, legato fuori in attesa del ritorno del padrone, come spesso capita di vedere. A quel punto, nonostante fossimo vecchi clienti del negozio, amareggiato ed arrabbiato ho salutato, forse scortesemente, e me ne sono andato”.

Poco più avanti, marito e moglie incontrano un altro ottico con uno scalino molto più basso e dunque più accessibile per una persona costretta a spostarsi sulla sedia a rotelle. Qui la coppia riesce ad accedere e racconta quanto appena accaduto alla titolare che ripara gli occhiali della signora senza chiedere nessun compenso in cambio: un segno, questo, che generosità e altruismo esistono ancora, fortunatamente.

Ma il problema rimane: “Molte attività commerciali della zona non si preoccupano di chi ha problemi e non cercano di attrezzarsi con pedane, anche removibili, che potrebbero rendere il disabile autonomo invece di fargli subire l’umiliazione di sentirsi diverso”, ha concluso il signor Walter, “Perchè aver speso un mucchio di soldi pubblici per rifare via Cascione e non rendere accessibili “A TUTTI” le attività commerciali, alcune di grande utilità?”. Una domanda, quella dell’uomo, che dovrebbero porsi tutti, magari provando, anche solo per un giorno, cosa significhi sentirsi diversi.

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