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L’artista sanremese Anna Skoromnaya presenta a Lugano la sua ultima fatica: “Kindergarten”

l visitatore vaga rapito da un’iconografia immediatamente riconoscibile, udendo le rassicuranti voci di fanciulli intenti a recitare una filastrocca

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Vincitrice del Premio Speciale Must Gallery, assegnato lo scorso autunno nell’ambito di Arteam Cup 2016, l’artista sanremese Anna Skoromnaya, dopo mesi di lavoro intensissimi, mossi da grande passione e determinazione, si appresta a presentare in terra elvetica un progetto di forte denuncia sociale che rappresenta una tappa fondamentale di crescita dell’artista e della sua successiva ricerca. Nel singolare “Kindergarten”, creato dalla giovane di origini bielorusse e che prenderà vita nelle sale della Must Gallery di Lugano, tutto si svolge sotto un’apparente aurea di normalità, ci sono i bambini, i classici giochi dell’infanzia (altalene, scivoli, colorate costruzioni), richiamati tanto nelle forme quanto nei colori, c’è l’apparente quiete e tranquillità di un ambiente dove tutto appare ordinato, sotto controllo, sicuro come del resto ci si aspetta in un luogo come un parco giochi o un asilo per l’infanzia. Il visitatore vaga rapito da un’iconografia immediatamente riconoscibile, udendo le rassicuranti voci di fanciulli intenti a recitare una filastrocca.

C’è insomma la parvenza di un micromondo dove tutto apparentemente si svolge secondo azioni riconoscibili nell’immaginario collettivo e, pertanto, condivisibili dalla collettività. L’illusione di vivere uno scenario di apparente normalità svela il suo volto più crudo nel momento in cui – rapiti da colori, suoni, immagini – ci si scontra con l’effettiva realtà dei fatti: nell’installazione Popcorn Machine (2017) ad esempio – dall’inconfondibile tonalità di verde che evoca scenari mediorientali e che, con una geometria appena riconoscibile e sussurrata, porta alla nostra mente note devastazioni e macerie – si muovono ologrammi che ritraggono bambini soldato intenti a compiere azioni che solo l’atrocità della cronaca di ogni giorno ci ricordano essere reali. Scrive Antonio D’Amico nel testo in catalogo: Ciò che nella quotidianità di un mondo globalizzato ha la parvenza del normale esistere, in luoghi in cui la ragione sembra aver abbandonato la sua funzione, vige un’infanzia negata, in cui i bambini sono obbligati ad essere adulti e a muoversi negli spazi di un “Kindergarten” che nulla possiede dell’amenità e dell’allegria che caratterizza un normale asilo per l’infanzia. Esistono luoghi sotto il sole cocente in cui ciò che è contro natura viene presentato come ortodosso, e dunque l’abuso, la violenza, la costrizione sono parole d’ordine di una realtà raccapricciante che coinvolge i bambini e li rende schiavi di soprusi in un gioco tra le parti degli opposti che si presenta con la medesima identità di una prigionia. In questi luoghi distonici il cielo è pulito, come lo è l’innocenza dei bambini e con essa i loro sogni infranti.

Anna Skoromnaya: È nata nel 1986 a Minsk (Bielorussia). Si diploma nel 2005 in Arti Applicate al Liceo Artistico di Minsk, mentre nel 2008 conclude il triennio in Grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Minsk. Nel 2013 si laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Da anni coltiva con grande dedizione e passione lo studio e l’utilizzo dei new media nella realizzazione di opere e installazioni. Insegna Disegno all’Accademia di Belle Arti di Sanremo. Vive e lavora tra Genova e Firenze.

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