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Imperia, processo Isnardi: ascoltato il chimico che ha esaminato l’olio extravergine “incriminato”

Analisi di laboratorio confermerebbero una presenza di stigmastadieni maggiore di quella consentita dalla legge

Imperia. Frode nell’esercizio del commercio. E’ questo il reato che vede sul banco degli imputati l’imprenditore Carlo Isnardi, accusato di aver messo in commercio olio extravergine d’oliva contenente una percentuale di stigmastadieni superiore a quella consentita.

Oggi nell’aula Trifuoggi del Tribunale di Imperia, è stato ascoltato Bruno Di Simone, chimico del Ministero per le politiche agricole del laboratorio di Perugia che ha analizzato una delle bottiglie d’olio “incriminate”. 
“Per garantire la qualità dell’olio extravergine d’oliva, il legislatore ha posto limiti stringenti”, ha spiegato il teste, “La quantità di stigmastadieni consentiti deve essere, al massimo, di 0,05 mg/kg. Nelle analisi che abbiamo effettuato, invece, risultava di 0,37 mg/kg”. Un laboratorio di Roma, chiamato ad eseguire una seconda analisi su un’altra bottiglia d’olio dell’intero lotto trovato in un supermercato Carrefour della capitale, invece, ha certificato una presenza ancora maggiore della sostanza: 0,45 mg/kg. “La presenza di questi composti è di molto superiore a quella consentita dalla legge”, ha spiegato il chimico, “Per questo abbiamo proceduto ad effettuare notizia di reato in Procura”.

Da qui ha preso il via il processo a carico dell’imprenditore, rappresentante legale della «Pietro Isnardi srl» di Imperia, difeso dall’avvocato Erminio Annoni. 
L’olio di oliva, come spiegato in aula da Di Simone, per poter essere chiamato “extravergine” deve essere ottenuto esclusivamente mediante procedimenti meccanici. La presenza di stigmastadieni, invece, farebbe pensare a processi di natura chimico-fisica.
Al termine della deposizione del teste, l’avvocato Annoni ha chiesto al chimico se sapesse qualcosa delle modalità in cui era avvenuto il prelievo e se conoscesse le modalità di conservazione del campione prima della consegna al laboratorio. Ad entrambe le domande, Di Simone ha risposto in modo negativo.
“La presenza di stigmastadieni in questa quantità è nociva per il consumatore?”, ha domandato al chimico il giudice Anerdi. “No, si tratta di parametri accettabili per l’olio d’oliva”.
Per la discussione del processo bisognerà attendere il prossimo 12 ottobre.

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