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Cervo, Cognetti si confida a Mughini davanti a una piazza stracolma e attenta fotogallery

Gli alunni degli istituti Ruffini, Vieusseux, Cassini e Aicardi, coinvolti nel ruolo di giudici del premio Strega Giovani, pongono molte domande all'autore

Cervo. Nel più suggestivo salotto a cielo aperto del ponente ligure, la Piazza dei Corallini di Cervo, tutto è pronto, fra lo spettacolare allestimento floreale curato dall’Istituto agrario Aicardi di Sanremo. Accolta dal garbato e attento servizio degli alunni del Ruffini di Imperia, la folla affluisce e si posiziona. I gadget vengono meticolosamente disposti, il service fa le ultime verifiche e parte il sottofondo musicale.

Campione in carica Paolo Cognetti, uscito vincitore indiscusso dall’estenuante maratona del riconoscimento letterario del Premio Strega col libro Le otto montagne, edito da Einaudi, in una serata romana, durante la quale la tradizionale lavagna inanellava distacchi crescenti dai colleghi; prelevato dal suo buen retiro valdostano per concedersi ad un’interruzione del meritato riposo, si accinge al match; sparring partner il commentatore più acuto e franco che si potesse convocare, Giampiero Mughini.

I ringraziamenti ad autorità e sponsor e si parte per l’avventura della scoperta del nuovo personaggio.
Iniziamo con la suggestiva lettura di un brano del collega vincitore di anni fa Pietro Citati su Cervo, interpretato con misura cadenzata dall’attore Franco La Sacra. È curiosamente in armonia con i ben diversi paesaggi evocati da Cognetti, e si aprono le danze.

Il dibattito parte in sordina; bastano poche battute perché si accenda; con un crescendo rossiniano si parte da semplici osservazioni – Mughini manifesta da subito stima per il giovane scrittore, che elogia per le letture – per poi passare al suo stile incalzante e inaspettato. Fenoglio fra temi e paesaggi, il ruolo delle donne nel romanzo, ma anche il carattere apparentemente dimesso del neocampione. Se l’intervistatore è graffiante ma rispettoso il suo interlocutore pare compiaciuto, come davanti allo spettacolo di un’intelligenza stimolante quanto diametralmente opposta a lui, che sa di non amare il conflitto ma riconosce il ruolo dell’interlocutore.

Il nome dato alle cose e ai luoghi, non la natura; la vita ambivalente di un milanese che passa da New York ai duemila metri; la sua fuga dalla gente e la sua consapevolezza del valore della politica oltre che dei rapporti umani; il silenzio, che in realtà silenzio non è se si sa ascoltare la voce, del mare come del bosco o dell’alpeggio; incalzato dalle osservazioni, stimolato dalla dialettica, Cognetti può mostrare che dietro alla pacatezza c’è la sostanza.

Notizia della serata, è in allestimento la preparazione di un film che dia voce e volti al libro, che in effetti si presta ad una resa cinematografica; chissà se l’autore lo gradirà quanto “L’attimo fuggente” e “Into the wild”, che hanno inciso sulle sue scelte nella vita. Si alternano letture dal libro, che consentono di intuirne tematiche e stile discussi.

Vengono poste domande dagli alunni degli istituti Ruffini, Vieusseux, Cassini e Aicardi, coinvolti nel ruolo di giudici del premio Strega Giovani e in attesa di dirimere perplessità e curiosità, alle quali l’autore risponde con chiarezza mai pedante.

Si apprezzano le musiche suggestive di Diego Genta, armonie sottili, melodie raffinate e modulazioni che evocano panorami immaginari, e la voce, che fa sentire con grande forza comunicativa le canzoni, di Francesca Pilade, che echeggiano esitazioni e risorse che il libro descrive così bene nel cuore dei personaggi.

La serata si conclude con il dono della scultrice Paola Maddalena di un’opera ibrida: un pesce levigato su un legno che sa di montagna aspra, a suggello di un sodalizio fra paesaggi; si offre l’omaggio ai prestigiosi ospiti di un braccialetto salubre e celebrativo da parte di Alberto Schiavi, rame modellato da sapienti orafi toscani, e una confezione di dolciumi Strega Alberti di Benevento in una originale scatola dipinta.

La regista del tutto, Francesca Rotta, tira il fiato: i mille ingranaggi hanno girato a dovere in questo piccolo miracolo gestito perlopiù da tanti volontari e con la collaborazione di enti e privati che moltiplica le esigue possibilità di un borgo così piccolo. La coda per firme e foto con lo scrittore si allunga a dismisura mentre la Compagnia Du Servu mesce il noto liquore e imbandisce vassoi di cioccolatini che spariscono in un attimo. Cognetti, ritroso lucido, non si sottrae, e, con il garbo di chi guarda negli occhi chi gli chiede un po’ di attenzione, non delude nessuno.

La sua baita lo attende, quando ormai tardi si incammina, forse pronto per nuove imprese letterarie, mentre ci si saluta dandosi appuntamento per altri eventi estivi fra abituè, curiosi, turisti appena conosciuti; Cervo, minimo baluardo di liguritudine, è per oggi l’agorà del ponente; forse un luogo in qualche modo intatto è comunque il migliore sia per la solitudine che per incontrarsi, Cognetti ci ha resi consapevoli di questo.

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