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Agente raccontò di essere stato aggredito da collaboratore di giustizia, a processo per calunnia a Imperia

I fatti risalgono al 2012 in carcere, il detenuto si è costituito parte civile

Imperia. Nuova udienza oggi in tribunale a Imperia davanti al giudice Anna Bonsignorio che vede sotto processo un assistente della polizia penitenziaria. Il “basco azzurro” deve rispondere di calunnia per fatti che risalgono al 2012. Teatro della vicenda il carcere di via don Abbo a Imperia. Secondo l’accusa Andrea S. disse di essere stato aggredito da un detenuto nonché collaboratore di giustizia, Stefano B., attualmente in un carcere fuori dalla Liguria.

Un collega questa mattina ha raccontato che il “detenuto, dopo aver chiesto di parlare con un responsabile, agitatissimo, si lamentava della sparizione di alcune raccomandate“.

In quel momento, dopo averlo chiamato in ufficio per capire le ragioni del suo nervosismo e anche per ragioni di servizio e di sicurezza, era andato in escandescenza, aveva iniziato a sputare in faccia e a minacciare un collega dando anche delle testate alla scrivania nell’ufficio del capo posto e urlava “Grazie pezzi di merda ho ottenuto quello che volevo”.

“Decidemmo di riportarlo in camera di sicurezza, dopo averlo trattenuto in infermeria, accompagnato da un solo collega (l’attuale detenuto ndr). Avevamo deciso di lasciarlo solo per evitare che lui potesse dire che lo avevamo picchiato. Il detenuto aveva raccontato di essere stato aggredito e picchiato. In realtà era stato il detenuto a spingere a terra il mio collega. Io stesso l’ho visto volare a terra”, ha aggiunto.

E ancora l’agente ha spiegato “il detenuto B. ci disse anche “il mio amico giudice Cavallone me lo aveva detto che qui ci sono agenti infami e corrotti”.

Chiamati in aula a testimoniare sulla vicenda, già nelle udienze precedenti, una decina di persone tra agenti della polizia penitenziaria, funzionari della casa circondariale e il detenuto che avrebbe aggredito l’assistente dei baschi azzurri. Erano state depositate le foto ricavate dalle immagini a circuito chiuso del penitenziario dove si sarebbe verificata la presunta aggressione.

Stefano B. si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Oliviero Olivieri che aveva chiesto una consulenza tecnica proprio sulle immagini ricavate dall’impianto di videsorveglianza del penitenziario di Oneglia.

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