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Slittano di 70 giorni le motivazioni della sentenza d’appello per il porto di Imperia

Per un eventuale ricorso in Cassazione praticamente scaduti i termini

Imperia. Bisognerà attendere ancora settanta giorni, praticamente agosto, per conoscere le motivazioni della sentenza pronunciata dai giudici della Corte d’Appello di Torino sulla presunta truffa nella costruzione del nuovo porto turistico di Imperia. Il processo si era concluso lunedì 13 marzo quando, nel tribunale della Mole, dopo due ore di camera di consiglio era arrivata la decisione dei giudici di secondo grado di assolvere tutti gli imputati confermando quindi la sentenza emessa in primo grado perchè il fatto non sussiste. E può considerarsi una sentenza definitiva in quanto anche se il procuratore Giancarlo Avenati Bassi decidesse, cosa comunque dubbia, di ricorrere in Cassazione, subentrerebbe prima la prescrizione dei reati. Perché settanta giorni di “ritardo”? Forse perché i giudici intendono articolare meglio la sentenza che è storica per la travagliata vicenda del porto di Imperia.

Da quel processo era stato già escluso Gianfranco Carli, già presidente della Porto di Imperia Spa, per il quale fin dal primo grado lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione. Ridotta a sei mesi l’unica condanna, già inflitta in primo grado a Andrea Gotti Lega, già nel Cda di Acqua Marcia e Porto Spa.

A marzo erano stati pienamente assolti l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, che era alla guida del Gruppo Acqua Marcia, che, con la collegata Acquamare, avrebbe dovuto realizzare il bacino, rimasto incompiuto; Domenico Gandolfo, in passato presidente della Porto di Imperia Spa, di cui è socio anche il Comune; Stefano Degl’Innocenti; Delia Merlonghi, ex amministratore delegato di Acquamare Srl; Carlo Conti, che ricopriva il ruolo di direttore generale della Porto di Imperia Spa e Paolo Calzia che ricoprì il duplice incarico di presidente della Porto Spa e di direttore generale del Comune. Paolo Calzia avevaa visto anche prescritto il reato di occupazione abusiva di suolo demaniale per la famosa montagna di terra depositata all’ingresso del nuovo bacino. Assoluzione anche per l’ex dirigente dell’Urbanistica del Comune, Ilvo Calzia, che era accusato di abuso d’ufficio. Assoluzione per l’architetto Emilio Morasso, progettista del nuovo porto, accusato di falso.

Tutti assolti dunque. Solo per Gotti Lega la pena era stata ridotta di sei mesi, per Paolo Calzia reato prescritto per la vicenda della montagna di terra che prevedeva una sanzione di 300 euro. Comunque anche lui è stato assolto dagli altri reati come gli altri imputati. Un processo che secondo gli avvocati è costato tra indagini, perizie, dislocazione a Torino e intercettazioni circa 1 milione di euro. E ora ci si domanda chi pagherà il conto.

Con la sentenza del 13 marzo scorso, di fatto, è stata ribaltata quella del 9 gennaio scorso quando il pm Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione e 2000 euro di multa per Francesco Bellavista Caltagirone. Per Merlonghi era stata avanzata una richiesta di 1 anno e mezzo, Gotti Lega, 4 anni e 1500 euro, Conti 3 anni e 1000 euro, Degl’Innocenti 2 anni e mezzo e 1000 euro, Paolo Calzia 1 anno e 4 mesi e 800 euro, Morasso 1 anno. Nei confronti della società Acquamare srl il pg aveva chiesto la sanzione di 1 milione di euro e la confisca di beni per 50 milioni. La prescrizione è stata chiesta per Domenico Gandolfo, ex amministratore di Porto di Imperia spa e Ilvo Calzia, dirigente del Comune di Imperia. In primo grado, il 7 novembre 2014 sempre a Torino, i dieci imputati erano stati assolti “perché il fatto non sussiste”. A presentare ricorso in appello erano stati oltre ad Avenati Bassi anche l’Appi, Associazione dei titolari di posti barca dello scalo turistico e il Comune di Imperia.

L’inchiesta sul Porto di Imperia era stata avviata nell’ottobre 2010 dopo un esposto presentato dal Pd. Un terremoto giudiziario culminato con l’arresto dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone. Tutto era iniziato quando la Procura aveva aperto un fascicolo sulla realizzazione del nuovo approdo, commissionato alla società Acquamare di Caltagirone Bellavista, perché voleva chiarire le modalità di assegnazione dell’appalto da parte del Comune di Imperia. Ne erano seguite accese polemiche anche per la revoca della concessione. Una decisione che la società costruttrice, la Acquamare di Caltagirone Bellavista, aveva definito “un atto gravissimo”, annunciando ricorsi al Tar e Consiglio di Stato ancora pendenti. Il nuovo porto di Imperia è un’opera da 140 milioni di euro. I lavori erano cominciati nel 2007 e non sono mai stati completati tanto che il Comune ha ottenuto un tesoretto da 6,5 milioni di euro. Va anche ricordato che per la costruzione dell’approdo non è mai stato emesso un bando di gara, e i magistrati volevano capire se ciò fosse stato giustificato o meno. Inoltre i costi iniziali avrebbero dovuto essere in un primo tempo di 30 milioni, ma erano poi lievitati fino ai 140. Caltagirone Bellavista entrò nell’affare nel 2005 con l’acquisizione del pacchetto azionario della società Porto di Imperia, firmando successivamente con il Comune un accordo per affidare ad Acquamare la costruzione del Porto.

Archiviata la posizione dell’ex ministro Scajola. Quattro anni fa, era il 7 gennaio, era arrivata poi l’archiviazione della posizione dell’ex ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola. Lo aveva deciso il gip d’Imperia Massimiliano Botti cancellando quindi le accuse per associazione per delinquere. Archiviate le accuse anche nei confronti degli ex presidenti della Porto di Imperia spa, Beatrice Parodi, Pietro Isnardi e Antonino Parisi, e per l’ingegnere di Acquamare Maria Rosaria Campitelli.

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