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San Giovanni Battista rituale della barca del pescatore geloso a Cervo

Da tempo non viene più rinnovato, ma è ancora estremamente viva nella memoria degli ottuagenari aborigeni

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Cervo. Collegata alla festa di San Giovanni Battista, patrono di Cervo, viveva fino si primi anni del secolo XX il rituale della barca del pescatore geloso, portata in piazza dei Corallini.

Da molto tempo non viene più rinnovata, ma è ancora estremamente viva nella memoria degli ottuagenari aborigeni. Era un rituale collettivo che creava sincretismi tra tutti i cittadini, anche con lo scopo di assicurare la continuazione del corpo sociale. Era così che la barca del pescatore geloso a Cervo, veniva portata dalla rada del Pilone, dove era ormeggiata, alla piazza dei Corallini. Essa veniva posta al centro della piazza, tra tre pini provenienti dalla zona detta Collabianca. In tal modo si dileggiava il pescatore geloso e la sua gelosia.

Il pino rappresentava la terra e la donna che venivano accumunati alla barca e all’uomo che la guidava per il mare. La donna rimaneva a casa in attesa del suo rientro e causava la sua ingiusta gelosia.

Allora i viaggi erano molto lunghi e alla donna, rimasta sola a casa, veniva affidata la terra coltivata ad uliveti e vigna. Le competeva pertanto un autentico presidio responsabile del territorio, con le sue fasce, sentieri, fossi. Le donne, oltretutto, avevano inoltre la famiglia a loro carico in ogni senso.

Allora si diceva che la moglie del pescatore non era né nubile, né sposata. Quella barca era perciò simbolo di sacrifici e fedeltà per la donna. Ecco perché la barca al tempo stesso assumeva pure il senso di punizione per il pescatore geloso, messo così alla berlina.
Questo rito serviva anche a riscattare il pescatore geloso che, pagata la sua gogna al suo rientro, ritornava ad essere partecipe della sua famiglia e della sua Comunità, grazie alla donna madre fedele e custode della terra. Finito il rito tutto tornava alla normalità.

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