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Resilienza, la forza che nasce dalla sofferenza

Corrisponde alla capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzati o addirittura trasformati

Nel campo delle scienze umane la resilienza corrisponde alla capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzati o addirittura trasformati. Si tratta dell’abilità dell’essere umano di ritrovare il proprio livello di adattamento anteriore allo stress o addirittura di assestarsi a un livello superiore. Viene anche definita come la capacità di mantenere un funzionamento efficace in presenza di una minaccia nell’ambiente.

La resilienza si sviluppa perché gli individui stessi, di fronte ad eventi traumatici nelle loro vite, sviluppano delle qualità che facilitano la guarigione; ma anche perchè esiste un qualche tipo di sostegno nell’ambiente intorno alla persona che aiuta a tamponare gli effetti dell’evento. Le caratteristiche individuali e ambientali che contribuiscono alla resilienza vengono indicati come “fattori protettivi”. I fattori protettivi sono sociofamigliari, genitoriali, individuali.

I fattori protettivi sono quindi tutte quelle caratteristiche individuali o ambientali che modificano, migliorano o alterano la risposta di un individuo a una minaccia o a un’aggressione. Essi modulano l’impatto dello stress e la qualità dell’adattamento. Il processo di resilienza è stato anche definito una sorta di tendenza “auto-aggiustante” che esiste in ciascuno di noi.

Quali sono le caratteristiche dell’individuo resiliente?

La persona resiliente è in genere intelligente, responsiva, flessibile, empatica; ha abilità comunicative, senso dell’umorismo. In generale le abilità cognitive altamente sviluppate sono un fattore protettivo. L’intelligenza potrebbe avere un effetto protettivo attraverso due meccanismi: o sviluppando strategie di coping più efficaci, o permettendo un miglior successo nella vita, che è a sua volta un fattore protettivo poiché fornisce un senso di competenza e influenza positivamente il concetto di sé.

L’individuo resiliente è più adattabile già nella prima infanzia. Sembra importante il senso dello humor, perchè questo indica la capacità di generare per se stesso sollievo attraverso l’umorismo e di trovare dei modi alternativi di guardare alle situazioni, cosi come la capacità di ridere di se stessi. Attraverso queste qualità l’individuo resiliente ha la capacità di stabilire con gli altri delle relazioni positive. Lo sviluppo e il mantenimento di legami stretti e soddisfacenti con altre persone.

La persona resiliente ha una buona autostima, fattore protettivo, una valutazione positiva di se stesso costituisce un effetto tampone nei confronti dei molti messaggi negativi che provengono da un ambiente disfunzionale. La resilienza viene promossa da una combinazione di buone relazioni familiari, sociali, stabilità, interesse e coinvolgimento nella vita, partecipazione a hobbies. Nel senso di scopo e del futuro possiamo fare rientrare alcune caratteristiche della personalità resiliente: aspettative sane, orientamento verso il successo, motivazione verso la riuscita, aspirazioni riguardo all’istruzione, persistenza, speranza, tenacia in un futuro brillante.

Gli individui resilienti si aspettano cioè che il futuro sarà migliore, che saranno capaci di affrontare le avversità in un modo che porterà a un esito positivo: questo può comportare la capacità di aspettare senza usare soluzioni frettolose. Tollerano un certo grado di confusione ed ambiguità, e hanno la persistenza di continuare nello sforzo fino ad arrivare ad un risultato positivo.

Ci sono delle variabili importanti che chiamiamo strategie di coping, cioè il modo con cui il soggetto fa fronte all’evento stressante e il modo di farvi fronte a determinare l’adattamento. Sono l’evitamento che tende a minimizzare l’impatto emozionale di un avvenimento, la minimizzazione che serve a diminuire la gravità dell’evento, la ricerca di sostegno volto a trovare un sostegno emotivo, la ristrutturazione cognitiva che consiste nel modificare la comprensione dell’evento stressante, attraverso il cambiare la percezione soggettiva, e nel ridefinirne le conseguenze.

La resilienza può essere appresa , sviluppandola con programmi terapeutici volti a stabilire una buona autostima ed autoefficacia, imparare a ridurre l’impatto del rischio e delle reazioni a catena negative e a saper offrire a se stessi delle nuove opportunità.

Dott.ssa Daniela Lazzarotti
www.danielalazzarotti.com
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