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Niente gas metano per 17 Comuni della provincia e l’acqua si riscalda con la legna

Sono Aquila di Arroscia, Armo, Aurigo, Borghetto d’Arroscio, Carpasio, Castel Vittorio, Cesio, Lucinasco, Molini di Triora, Perinaldo, Pieve di Teco, Pornassio, Ranzo, Rezzo, Seborga, Vasia e Vessalico

Imperia. Sono diciassette i Comuni dell’entroterra imperiese che ancora oggi non sono raggiunti dal gas metano e devono arrangiarsi con stufe a pellet, a legna, pompe di calore o ancora con impianti a gasolio. Ad Aquila di Arroscia, Armo, Aurigo, Borghetto d’Arroscio, Carpasio, Castel Vittorio, Cesio, Lucinasco, Molini di Triora, Perinaldo, Pieve di Teco, Pornassio, Ranzo, Rezzo, Seborga, Vasia e Vessalico riscaldare la propria abitazione durante l’inverno, cucinare un piatto di pasta o ancora fare la doccia con acqua calda costa molta di più rispetto agli altri comuni della Provincia.

“Il problema è vecchio, i disagi sempre recenti – dice Massimo Cacciò, sindaco di Armo, il comune più piccolo di Imperia –. Alcune famiglie usufruiscono del Gpl che serve tutto il Comune. Il problema è che costa il triplo se non addirittura il quadruplo rispetto al metano e la gente cerca di utilizzarlo il meno possibile per evitare bollette salate. Introdotto 15 anni fa, inizialmente veniva erogato da tre bomboloni dislocati lungo l’anello armense. Oggi i bomboloni sono due e sono fin troppi, in quanto, appunto, si preferisce risparmiare utilizzando la legna che il bosco circostante offre in abbondanza. La mancanza di metano ovviamente crea non pochi incomodi però devo ammettere che gran parte dei residenti hanno imparato a conviverci, tanto che hanno avviato un sistema organizzato di reperimento di legname per uso personale”.

Come recita l’antico adagio, i cittadini di Armo hanno dunque fatto di necessità virtù. Lo stesso vale per un altro piccolo comune della provincia di Imperia, Aquila d’Arroscia, dove non arriva né metano né Gpl. “Qui la popolazione si è attrezzata in modo individuale – spiega il primo cittadino Tullio Cha –. Abbiamo i bomboloni ma oltre il 90% dei residenti si serve della legna raccolta ed è ben contenta di ciò perché può conservare e a sua volta tramandare pratiche e attività insegnate di padre in figlio”. Utilizzano la legno anche il 99% dei ranzesi, come aggiunge il sindaco Piero Raimondo: “A Ranzo solo la borgata principale è servita da Gpl, le altre, di dimensioni minori ma a maggior densità abitativa,  non sono raggiunte dalla linea. Nessuno si è però mai lamentato, pare che tutti i cittadini siano consapevoli del risparmio e tutti si arrangino raccogliendo e spaccando la propria legna che viene poi impiegata per il riscaldamento. E ciò vale sia per le utenze domestiche sia per quelle non domestiche di agriturismi, alberghi e ristoranti”.

I cittadini dei diciassette comuni dove non arriva il metano, dunque, da tempo ricorrono ad altre fonti di energia, più economiche e soprattutto ecologiche. Il Gpl, ordinario sostituto del gas “irrangiungibile”, è abbandonato o utilizzato con parsimonia per via dell’alto regime fiscale che lo colpisce. Del resto, è stato stimato che l’utilizzo del pellet riduce i costi unitari di energia del 50% rispetto agli impianti alimentati a gasolio e Gpl, mentre con la legna le spese posso calare anche del 70% circa. Attualmente (da febbraio a giugno 2017) in Italia il prezzo medio del Gpl è di 0,63 euro, quello del metano (da aprile a giugno 2017) è pari a 0,216809 euro/Sm.

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