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Cervo, il varco Bondai conosciuto come U Garbu e la sua bougainville foto

Chi arriva col fiato sospeso fino al Garbo può godere per il meraviglioso panorama

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Cervo. Bougainville è una delle più grandi isole dell’arcipelago delle Isole Salomone.
Esplorata nel 1768 dal navigatore francese Louis Antoine de Bougainville, a cui in seguito fu dedicato il nome.
Egli in uno dei suoi molteplici viaggi, la portò fino in Europa, essendo egli di origini francesi. Qui in Europa riscosse subito molto successo, accompagnando questo fiore con la voglia di viaggiare e di scoprire luoghi avventurosi e misteriosi in cui non si era mai stati. Ancora oggi questo fiore simboleggia la voglia di mistero ed avventura.
Non a caso Cervo si adorna di questo fiore al varco Bondai (U Garbu).
Il varco Bondai conosciuto come U Garbu, non era una delle quattro porte di accesso al Borgo conosciute come: Porta di Santa Caterina, Porta Marina, Porta San Nicola, Porta Canarda.

Esso venne aperto tra le mura nel secolo XV, dando la possibilità di un nuovo passaggio più comodo a chi saliva la via Romana da ponente, consentendogli di uscire-entrare nel Borgo anche da ovest. Si evitava in tal modo la costrizione a passare, gioco forza, da Porta Santa Caterina. Da notare che l’odierna ulteriore apertura tra Piazza Castello e Piazza Santa Caterina risale a metà ‘900.

Il nome Bondai e’ dovuto ad una leggenda che lega tale varco all’omonimo Rio, risorsa idrica essenziale per la vita del Borgo. Non a caso esistono, ancora oggi nella sua prossimità, sia una fontanella sia una vasca, un tempo punti di riferimento per le massaie cervesi sia per il rifornimento di acqua da bere sia per il loro bucato a mano.
La leggenda narra che sotto il varco ci fosse un piccolo lago sotterraneo ad ovest del Borgo, che fungeva da passaggio fino alle viscere degli inferi, ed era la sola via (U Garbu) per raggiungere il palazzo dell’inferno. Le caverne cristalline sottostanti, erano percorse da enormi cascate. Secoli fa, mostri e demoni ( bazue) una volta aperto il varco ( U Garbu) si dispersero nella campagna boscosa uscendo dalla loro prigionia, e i maghi del passato riuscirono a respingerli grazie al potere dell’incantesimo supremo, con cui sigillarono anche l’entrata del passaggio. La pace fu assicurata ed il Borgo ebbe la tranquillità tanto agognata.

Oggi chi arriva col fiato sospeso fino al Garbo, dopo la lunga ascesa, può tirare un lungo sospiro, non certo per l’ansia di quella leggenda ,ma per il meraviglioso panorama che dal Garbu si gode sull’intero Golfo Dianese: “Videns credit” ( provare per credere)

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