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Il pallonetto torna a Pontadassio nella storica via di “Sciangài” ed è un successo

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Si attendava ormai da alcuni anni. Uno dei santuari rurali del pallonetto o “palla elastica” o meglio ancora balètta nella dizione locale, torna protagonista.
È il budello di “Sciangài” a Pontedassio. Era la strada di collegamento dal mare alle Alpi ed alla Pianura padana. Passava e passa all’interno di una delle borgate del paese antico. Voluta così dai Doria, che nei pressi, oltre il ponte, avevano un loro distretto paleoindustriale. Siamo nel XIII-XIV secolo. E mantenuta dai Savoia. E si arriva così fino all’Impero francese, quando cambia tutto con la strada carrozzabile.
Però, il gioco di paese c’è sempre stato. Il gioco di palla, con le mani, popolare, sanguigno, a tratti feroce.
Perché nulla è uguale ad ogni partita, con finestre, muri, spigoli, cui si aggiungono nei tempi recenti i fili elettrici ed ogni sorta di diavoleria. Niente da fare, si gioca ancora. Il ritorno è seguito dall’impegno della Pro Loco di Pontedassio, con il presidente Giorgio Sibelli, ma con l’aiuto di tanti appassionati tra cui i giovani, ma già esperti giocatori Paolo Chiapello o Luca Ardissone, ma molti altri, ragazzi e ragazze, vanno ricordati. Grande partecipazione di squadre, con 13 compagini, tutte locali, dunque senza la presenza di toscani o lombardi, che certo non disdegnano i lidi della Riviera. Non manca un parterre  di mostri sacri, da Corrado Agnese a Luca Lepri a Chicco Giudice e via dicendo. La giornata di sabato è dedicata alle eliminatorie. Gironi di fuoco e vittime illustri. Nel “caruggio”, belli e brutti, giocano tutti. E anche la squadra più forte sulla carta soffre gli imprevisti del campo. Si chiude però con una bella mangiata sotto i portici della piazza principale: il campo è abbandonato per l’umidità incipiente. Si riprende la mattina seguente, a spron battuto, mentre il whatsapp di gruppo condivide i risultati e su instagram si sprecano le minidirette. È la balètta 2.0. Le sfide all’OK Corral arrivano nel tardo pomeriggio, con un consesso di pubblico notevole, abbarbicato su ogni consumata pietra disponibile. Nei quarti di finale Martini guida il tuo trio in una bella sfida di fronte ad un Bernardi sempre insidioso su terreni simili al caruggio di Sant’Agata. Imprevisto poi lo stop alla terna di Bracco: nonostante un Fabio Arrigo a corrente alternata, si direbbe e si vedrà ancora, sono Luca Arrigo e Mauro Denegri, mancino feroce, ad alzare la voce dell’esperienza. I grandi favoriti Molli, Bonavia e Richermo hanno la meglio sulla terna locale di Dulbecco e Gheza, non senza le pittoresche “ratelle” così facili tra le onuste pietre pontedassine. Sfida in famiglia, infine, tra la terna di Claudio Semeria, Giorgio Cherchi e Paolo Somà di fronte al figlio di Claudio, Giulio, figura emergente dell’anno, con Paolo Chiapello e Luca Ardissone. E lì si vede quanto l’esperienza conti. Passa il padre. La dura legge del patriarcato locale. Semifinali con possibilità aperte. Si comincia con gli Arrigos di fronte a Martini. E Fabio Arrigo parte ispirato: gran battute e soprattutto grande confidenza in ribattuta. Spettacolo puro con i mittelvalligiani dell’Impero in vantaggio per 2-0. Solo un calo psicofisico permette a Martini di provare la rimonta, che riesce e si perfeziona anche grazie ad un felino Calmarini e a Fabio Macrì. Per l’altra semifinale c’è notevole attesa: riusciranno gli uomini di Claudio Semeria, 160 anni in tre ad avere la meglio sui bombardieri della pallapugno professionale ? per un paio di giochi pare di sì. Semeria batte di esperienza e il 2-1 per Molli al vantaggio secco è l’architrave di una vittoria finale. E conclusione sia: Martini-Molli per la battuta. Il secondo bombarda e va sul 2-0. Ma di fronte c’è gente che in questo caruggio c’è cresciuta. E non molla. Cede invece proprio Molli, tradito da due giorni di fatiche e battute spinte. Prende il timone Bonavia, che non è al meglio avendo avvertito un risentimento alla coscia sinistra. Martini sente l’odore del sangue e chiude, ma c’è anche tanto Calmarini nel gioco sotto. Guarda caso, altro “enfant di pays”…bella premiazione, con cassette di prodotti locali e superpremio a “Carlù”, figlio del caruggio, giocatore d’antan capace ancora di qualche pugno e grande esperto in tema di anguille. Anche questa è Cultura. Vera.

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