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Il dianese Bonifazio celebra con un breve racconto il campione Davide Rebellin foto

Nell'episodio, vissuto nel ponente ligure, nomina anche il suo compagno di allenamento il neoprofessionista bordigotto Oliviero Troia

Diano Marina. Il dianese Niccolò Bonifazio ieri ha voluto condividere sulla sua pagina Facebook l’esperienza che ha vissuto nelle nostre zone insieme al campione Davide Rebellin e al suo compagno di allenamento Oliviero Troia.

“Ero dilettante, avevo vinto la mia prima corsa, abito sulla cima di capo Berta e spesso mi alleno in zona Sanremo Ventimiglia. Era un martedì, cioè la mia prima uscita dopo aver vinto, e pensavo di aver raggiunto un ottimo livello. Mi trovavo verso Bordighera, e Davide sbuca da una rotonda, allora iniziai a seguirlo. Dopo qualche minuto, gli chiedo ” posso stare a ruota? Ti do mica fastidio? ” sapevo che a certi professionisti mentre si allenano gli può dare fastidio un corridore a ruota ma Davide mi rispose: “nono tranquillo, ora inizio il medio”.

Prendiamo al salita di Seborga, mi sentivo bene, dopo 5 minuti che lui iniziò il suo lavoro specifico, iniziai a faticare moltissimo - scrive il giovane ciclista – Il medio è la frequenza di pedalata dove il tuo corpo accumula acido lattico ma riesce ancora a smaltirlo, Davide stava facendo questo lavoro ed io provavo a seguirlo. Arrivati circa a metà salita iniziai a non sentire più le gambe, e mi staccai in pieno affanno, e pensai ” io ero fuori soglia e lui era al medio? Quanto si va forte nei professionisti? Se non accumulava acido vuol dire che era a metà gas, come faccio ad andare così forte?” Mi sentivo una nullità.

Dopo essermi staccato sono salito piano fino alla cima della salita, Davide era lì che mi aspettava senza conoscermi, e mi domandò di prendere un caffè, io non ero solito a fermarmi al bar, la mia timidezza in certi casi mi limita molto, però accettai e scambiai due parole con lui e da quel momento iniziammo a conoscerci meglio. Dopo che vinsi ancora qualche corsa tra i dilettanti mi scrisse un messaggio di complimenti, ed io ero felicissimo.
Dopo un anno circa fui catapultato nei professionisti e ci ritrovammo nella stessa categoria, con ben 22 anni di differenza, ero migliorato molto mi allenavo con metodo e facevo una rigida dieta, ci allenavamo insieme anche d’inverno, quando volevo fare fatica bastava che chiamassi Davide e iniziassi dalla sera prima a punzecchiarlo con qualche messaggio intimidatorio tipo ” ciao Davide come stai? Mangiato bene? Sei bello riposato? Perché domani se ti incontro ti attacco” così l’allenamento veniva tutto più divertente.

Ricordo una salita fatta forte, padre Semeria da Sanremo, Oliviero mio compagno di allenamento mi disse “Niccolo attacchiamo Davide” io risposi “nono tranquillo meglio di no” ma alla fine accettai…prendemmo la salita davvero forte e la finimmo ancora più forte! In cima alla salita il mio cardio segnava oltre 205 battiti al minuto, davide era ancora a ruota, non si staccò ma mi disse ” stavolta mi hai fatto fare fatica ” e facemmo il record di scalata, ed io pensai dentro di me ” questo è davvero una macchina da guerra”.

Poco dopo c’era il trittico lombardo, una delle prove era la coppa Agostini, vinta da me l’anno prima, stavo molto bene e pensavo alla vittoria anche se era molto improbabile perché il percorso era cambiato, avevano aggiunto 3 giri con 3 salite e veniva un bel dislivello per le mie caratteristiche.

Durante la corsa mi sentivo bene, l’ultimo giro l’astana con Nibali decide di prendere forte la salita, io cerco di difendermi e spingo al massimo delle mie possibilità, ma i primi 3 vanno, sono Vincenzo Nibali, Michele Scarponi e Davide Rebellin. Scollinano con più di un minuto di vantaggio, hanno fatto la salita tutta di un fiato,ricordo che quando spingevo poco andavo intorno a 400 watt. Rimango attaccato, gruppetto di 25 all’inseguimento di 3, il vantaggio diminuisce sempre più e la volata è imminente. Mancano 300 metri e Nibali e Rebellin hanno 100 metri di vantaggio, mentre scarponi si è arreso, parte lo sprint da dietro, volata lanciatissima, spingo al mio massimo fino all’arrivo, alzo la testa ed evito Vincenzo, e successivamente anche davide, e in quel momento penso dentro di me, ecco il vecchietto che a 45 anni ci ha messo tutti in riga e anche oggi, tirando fuori un coniglio dal cappello.
Sono onorato di poter aver corso con lui, e averlo visto in piena azione, sempre in piedi sui pedali la sua più bella caratteristica.

Questo è Davide uno che non molla mai, uno che di motivazione ne ha da vendere, uno che quando vede tutto nero riesce a vedere un puntino bianco, uno con un umiltà incredibile è una classe immensa, uno che la parola sacrifico la conosce bene, uno che non sgarra mai….una persona presa come esempio da me. Mi piacerebbe essere come lui, ma in certi casi la forza mentale conta più della forza fisica”.

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