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Processo sulle discariche di Pieve di Teco, resta in piedi la posizione di Savini

Prescritti i reati ascritti ad Ardissone, Lengueglia e Marino, ascoltato in aula un perito che ha svolto "indagini" sulle discariche

Imperia. Otto anni dopo le clamorose indagini condotte dalla guardia di finanza il processo relativo alle discariche di inerti in Valle Arroscia è stato spolpato di diversi capi di imputazione. A giudizio, su richiesta del pm Alessandro Bogliolo (nella foto), sono finiti anche Rodolfo Lengueglia, Franco Ardissone. Per loro è arrivata la prescrizione di molti reati come l’abuso d’ufficio, la truffa e altri relativi a violazioni che riguardano la materia ambientale. Per un quarto imputato, Marco Savini restano ancora alcuni aspetti da chiarire. È lui l’ultimo tecnico ad aver assunto un ruolo di responsabile per la Ecoterra srl finita sotto la lente della Procura. L’accusa per lui va dalla truffa ai reati ambientali, le stesse per cui erano stati chiamati in causa Ardissone, Lengueglia e Marino.

Savini oggi presente in aula, dal canto suo, ha sempre sostenuto che il suo incarico non prevedeva alcun tipo di controllo sul riciclo del materiale. Inoltre che non dipendevano da lui le decisioni in merito al calcolo e al pagamento dell’ecotassa. Ascoltato in aula l’ingegner Luigi Boeri di Pisa, perito del pm, che tra le altre cose ha detto in aula “non aveva la responsabilità materiale dei rifiuti che arrivavano nella discarica, ma aveva comunque un obbligo di vigilare sui rifiuti che erano stati stoccati anche per separarli tra loro”.

Savini ha anche sostenuto di non aver mai percepito compensi. I due siti nel frattempo sono stati bonificati e questo è il risultato forse più importante conseguito all’inchiesta. Due erano le discariche abusive scoperte dalla Guardia di finanza nel 2009. Una in località Uveghi a Pieve di Teco, appena sotto il cavalcavia della Statale 28, l’altra in zona Santa Lucia a Pontedassio. Si erano calcolate almeno 100 mila tonnellate di materiale scaricato senza alcuna autorizzazione nei due siti. Le Fiamme Gialle avevano effettuato diversi blitz negli uffici comunali di Pieve di Teco e Pontedassio, oltre alla sede della Provincia.

 

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