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“Echi di un fallimento – Banca M. Garibaldi & C.” a Imperia la presentazione del libro di Ferrari

L’appuntamento è per il 15 giugno alle 21 al Circolo Manuel Belgrano di Borgo d'Oneglia a Imperia

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Imperia. La Banca M. Garibaldi & C. era un’azienda di credito con sede a Porto Maurizio ben inserita nel tessuto economico e finanziario del Ponente d’inizio secolo ventesimo. Tredici succursali e un “recapito” furono aperte negli anni da Finale Ligure a Ventimiglia. Nella fase espansiva dell’economia d’inizio secolo e in quella immediatamente successiva alla Grande Guerra la Garibaldi finanziò con ingenti somme molte società e imprese individuali olearie, industriali, alberghiere, agricole, edili e commerciali.

Come peraltro verificato anche nella letteratura economica successiva il modo più semplice per aumentare il rendimento del proprio capitale è indebitarsi. Il debito è attraente perché consente di far leva sulla differenza tra il tasso di rendimento dell’attività finanziata dal debito e il tasso d’interesse pagato.

L’“effetto leva” o leverage.

L’indebitamento spinto rende però fragile l’impresa perché si riduce il capitale che assorbe il rischio aziendale. Gli azionisti proprietari e gli amministratori ci guadagnano entrambi specie se l’azienda è una società di capitale dove la responsabilità è limitata al capitale conferito. Modigliani dimostrerà che ciò che è importante è il profitto “prima degli oneri finanziari”, non dopo. Per questi studi otterrà anche il premio Nobel.

Indebitarsi è la via più facile per aumentare il rendimento del capitale proprio nelle fasi favorevoli del ciclo economico. Ricorriamo a una metafora. Il lato oscuro del debito comincia quando si scopre che il livello è eccessivo, come i chili di troppo dopo le feste natalizie.

Qual è il livello di debito esagerato?
Situazione che si è ripetuta anche in questi ultimi quindici/venti anni. I debiti sono cresciuti molto raggiungendo livelli elevati e preoccupanti. Problema che non ha riguardato solo le aziende commerciali o industriali ma altresì le banche. Non sempre è stato così. In passato esisteva la banca pubblica che perseguiva la massimizzazione del profitto e la banca organizzata come società di persone con una responsabilità illimitata dei soci. I banchieri privati dovevano conquistarsi la fiducia della gente garantendo anche con il proprio patrimonio privato. La Garibaldi era per la verità una banca privata con soci amministratori responsabili ma con due grossi difetti: un patrimonio insufficiente e una gestione poco oculata. Il crollo nel 1926 della Garibaldi colpì molte aziende e mise in difficoltà un alto numero di risparmiatori che recupereranno solo una minima parte dei loro averi. Se in generale le procedure di recupero crediti e garanzie non permettono quasi mai l’incasso dell’intero credito, nel caso della Garibaldi i tempi lunghi hanno inciso grandemente sulla sorte dei risparmiatori.

Un episodio di quasi un secolo fa che coinvolse migliaia di famiglie e centinaia di aziende, con strascichi evidenti sul territorio e le persone per molto tempo a seguire.
Il volume “Echi di un fallimento Banca M. Garibaldi & C. Economia Finanza Territorio”, pubblicato da Philobiblon di Ventimiglia, racconta i tragici e grotteschi eventi di questa banca coinvolgendo il lettore in un’avventura assai simile a storie a noi più vicine.

L’appuntamento è per il 15 giugno alle 21 al Circolo Manuel Belgrano di Borgo d’Oneglia a Imperia.

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