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Amputarono la gamba al figlio per una fascite necrotizzante, la madre: “I medici mi dissero che rischiava di morire”

La drammatica testimonianza della donna al processo per due medici di Imperia

Imperia. “Mio figlio rischiava di morire per una fascite necrotizzante. Imploravo i medici di mandarci in un altro ospedale o centro specializzato per curarlo ma mi dissero che dovevamo pazientare che la cura antibiotica avrebbe fatto effetto”. Per una fascite necrotizzante un ex idraulico di Ventimiglia, che oggi ha 34 anni, nel 2011, subì l’amputazione della gamba sinistra all’ospedale Santa Corona.

Sotto processo a Imperia vi sono due medici dell’Asl, uno in servizio al pronto soccorso, l’altro nel reparto di dermatologia dell’ospedale di Imperia: Sebastiano Fichera, medico al pronto soccorso e Angela Maria Campagnoli, dermatologa. L’accusa per loro è di lesioni personali. Nessun indagato invece tra i medici del Santa Corona dove il paziente venne operato d’urgenza.

Drammatica la ricostruzione del calvario subito dal figlio da parte della madre che stamane, davanti al giudice Caterina Lungaro, ha raccontato l’odissea che ha colpito la famiglia: “Ho implorato i medici di mandarci vi considerato che i medici, lo avevano ammesso, non avevano capito quale fosse la causa di quei dolori lancinanti che aveva mia figlio. Mi dicevano che l’antibiotico doveva fare il suo corso. Aveva la gamba piena di bolle e la situazione era peggiorata durante il ricovero all’ospedale di Imperia. Poi lo trasferirono al Santa Corona di Pietra Ligure e mi dissero “è a rischio vita” per una fascite necrotizzante (una malattia, di natura batterica, che si sviluppa in modo rapido e aggressivo ndr). Una frase che mi sono sentita ripetere per 50 giorni di seguito”.

Oggi in aula sono stati ascoltati anche la convivente, il medico che lo aveva visitato all’ospedale in un primo momento e un invettivologo. Nell’udienza precedente era stata ascoltata la vittima di questo presunto caso di malasanità: “Giocavo a calcio, andavo a sciare e in bici, poi è successo il dramma. Oggi non posso fare le scale e ho difficoltà nei movimenti e la.mia vita, che era a rischio, non è più la stessa. Avevo notato una piccolina pallina e allora avevo pensato di fare una ecografia il 19 aprile Mi dissero che si trattava di un principio di infiammazione e quindi avevo iniziato una cura con antibiotico. Avevo anche la febbre e mi ero spaventato tanto che il 23 aprile avevo deciso di andare all’ospedale e mi dissero di tornare il giorni dopo e il 26 ero ancora in astanteria. Quindi sono stato trasferito nel reparto di medicina, ma sentivo forti bruciori (e in aula aveva mostrato anche delle foto ndr) e hanno continuato a darmi degli antidolorifici. Tre giorni dopo hanno effettuato una nuova ecografia ed aveva patito tantissimo. Avevo chiesto al medico che cosa avevo ma mi disse di non aver capito qual era il problema. Ero stato sottoposto a nuove visite da parte dei medici. I dolori erano sempre più forti tanto che avevo chiesto di essere sedato. La gamba non mi reggeva più. E il 2 maggio sono stato inviato al Santa Corona di Pietra Ligure e il medico aveva diagnosticato una fascite necrotizzante La situazione andava sempre peggio, non riuscivo neppure a mangiare. Ero stato operato il giorno dopo per una pulizia del muscolo e mi ricoverarono prima in rianimazione e poi nel reparto, ma la febbre non è mai scesa fin dal 23 aprile. Sono stato quindi trasferito ad Albenga, ma la situazione non è mai cambiata. Ero stato bombardato di morfina e mi riportarono al Santa Corona per essere operato dove mi era stato amputato il piede e la caviglia con un drenaggio. Ma l’infezione non si era fermata, ho rischiato di perdere la vita. E così mi hanno amputato la gamba per fermare l’infezione. Quindi sono andato a Bologna per l’applicazione di una protesi”.

I legali dei professionisti hanno chiesto il proscioglimento dei due assistiti, perché in fase istruttoria anche il consulente del Pm sosteneva che i due medici non aveva no nessuna responsabilità. Altri otto, invece, erano già stati assolti nel corso dell’udienza preliminare.

La storia risale a sei anni fa quando il paziente aveva 28 anni. L’uomo una sera si presentò all’ospedale per essere visitato dopo aver accusato dolori ad una gamba. Venne dimesso e tornò all’ospedale il giorno dopo per restare quattro giorni in astanteria. Venne nuovamente visitato, ma quei dolori non furono diagnosticati.

Dopo altri esami fu accertato che il paziente era stato colpito da una fascite necrotizzante che, in campo medico, si intende una forma particolare e rara di infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei.
Situazione che si era estesa rapidamente attraverso la componente molle del tessuto connettivo che permea il corpo umano. Una malattia, di natura batterica, che si sviluppa in modo rapido e aggressivo e, se non viene trattata al più presto, ed evolve in una lesione cutanea, accompagnata da effetti vistosi come bolle, vescicole e trombosi capillare, seguiti da necrosi dei tessuti sottocutanei.

E infatti al Santa Corona l’uomo era stato sottoposto ad un intervento chirurgico per l’amputazione dell’arto. La difesa ha cercato di chiarire che i medici non erano responsabili di quanto accaduto. Il paziente era stato curato dal medico di famiglia con una crema e un antibiotico che di fatto avevano “mascherato” l’infezione che poi si era manifestata velocemente tanto che al nosocomio pietrese si era deciso di procedere all’amputazione dell’arto.

Il processo è stato aggiornato ai primi di settembre per ascoltare i testi della difesa.

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