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Violenza sessuale sulla domestica, chiesti 20 mesi per un bordigotto - Riviera24
Tribunale

Violenza sessuale sulla domestica, chiesti 20 mesi per un bordigotto

Il pm Politi ha ricostruito la vicenda: "La donna reagì e non ci fu lo stupro"

tribunale imperia

Imperia. Quattro anni fa avrebbe tentato di abusare sessualmente della domestica mentre stava sistemando casa. Per questo motivo C.B., di Bordighera, è finito sotto processo per violenza sessuale. Il pm Antonella Politi, a termine dell’odierna requisitoria, ha chiesto una pena di 20 mesi. Ora, dopo aver ascoltato l’arringa della difesa, il collegio giudicante (Donatella Aschero con a latere Laura Russo e Caterina Lungaro) emetterà la sentenza.

Questa la requisitoria del pm Politi: “Aveva assunto comportamenti sessuali pesanti. Girava in casa in mutande, continuava a fare avances, sosteneva di aver avuto spesso dei sogni erotici con la domestica. In una occasione l’aveva scaraventata sul tavolo cercando di infilare la mano nei pantaloni. La donna ha tentato di allontanarla con tutta la sua forza e per sua fortuna non si è trasformato in uno stupro. A quel punto C.B., una volta che si era calmato, si era seduto sul divano e maneggiava una pistola caricata a salve. Forse lo aveva fatto per intimorirla. Aveva una attrazione sessuale pesante nei confronti della domestica”. Il pm ha chiesto una condanna di C.B. a un anno e otto messi, concesse comunque le attenuanti generiche perchè alla fine non c’è stato uno stupro.

Nella scorsa udienza aveva testimoniato la vittima delle presunte avances sessuali, una ventinovenne moldava. “Lavoravo tre ore nella sua abitazione quando un giorno, era uscito dal bagno completamente nudo, mi ha afferrata in cucina – ha raccontato – Mi diceva che mi sognava mentre facevamo sesso e di non dire nulla alla sua compagna. Quel giorno mi ha presa e spinta contro il muro e poi sul tavolo voleva che lo toccassi. Ha tentato di baciarmi sul collo. Poi sono riuscita a divincolarmi nonostante mi tenesse i polsi e voleva aprirmi i pantaloni toccandomi nelle parti intime. Ma con una ginocchiata l’ho colpito ai genitali allontanandolo. Si era seduto sul divano ma non era tranquillo. Aveva una pistola, l’ho vista. Io ero terrorizzata e sono uscita di casa”.

La domestica era riuscita a scappare chiamando la compagna di C.B. da Sanremo per raccontarle quello che era successo. Due giorni dopo, superato lo spavento, ha deciso di denunciare l’aggressore ai carabinieri e la compagna lo aveva lasciato andando a vivere in un albergo. Compagna che ha raccontato in aula di essere stata aggredita e di aver danneggiato suppellettili durante una serie di discussioni. La coppia si era conosciuta attraverso un sito di incontri. Un uomo con una mano offesa ed è su quello che punta la difesa. La compagna ha però ricordato che “riusciva a fare lavori di bricolage e a ripararsi la moto”.

Ma si cerca di smontare l’accusa sostenendo che le due donne avevano architettato tutto per cacciarlo dalla casa affittata dal padre della compagna di C.B. considerato anche che è in corso una causa di lavoro. E l’imputato, con dichiarazioni spontanee rilasciate dopo le testimonianze rese in aula, ha detto di non aver mai avuto una pistola in casa, ma soprattutto ha negato la ricostruzione dei fatti della presunta vittima. “Quello di cui mi si accusa è un fatto impossibile. Ho difficoltà a muovere le mani, non sono un violento e non ho mai usato violenza contro nessuno. Una perizia lo potrà dimostrare”. E la difesa ha chiesto una perizia sulla funzionalità della mano offesa tanto da essere invalido. Ma il pm si era opposto “la compagna ha detto che poteva muovere la mano tanto che faceva bricolage”

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