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Spiagge e Bolkestein, Oneglio (Fiba): “Il vuoto normativo genera solo confusione”

La Fiba impegnata a salvare imprese familiari dal rischio della mercificazione delle multinazionali

Imperia. Balneari preoccupati e con ragione dopo che il Tar di Milano ha respinto il ricorso di un imprenditore contro la decisione del Comune di Como di mettere a gara uno stabilimento sul lago caro ad Alessandro Manzoni. Lo ha fatto esprimendo concetti pesanti sull’applicazione della Bolkestein in Italia. I giudici lombardi, infatti, hanno bocciato il provvedimento del Governo che congela le concessioni balneari fino al varo della nuova legge sulle spiagge. Definendolo in contrasto con le norme europee e quindi da disapplicare. In una parola, secondo quel Tar oggi i bagni hanno una concessione non regolare, perché scaduta il 31 dicembre 2015: qualsiasi proroga concessa da allora è da considerarsi illegittima

E sulle spiagge esistenti lungo lo Stivale quella sentenza ha lo stesso valore? Secondo Gianmarco Oneglio, da pochi mesi neo presidente della Fiba regionale “no” e mette anche le mani avanti fornendo validi spunti di riflessione. Il numero uno in Liguria dei balneari associati a Confesercenti spiega che “quando sussiste una lacuna normativa, nel senso che la legge omette di disciplinare una determinata questione (in questo caso per troppa inerzia del governo) i precedenti giurisprudenziali (cioè le sentenze pronunciate sulla medesima questione) non hanno natura vincolante, non hanno insomma alcun valore di legge”.

Entrando nel merito Oneglio spiega che “le sentenze, in modo particolare quelle della Cassazione, svolgono una funzione orientativa, ma non vincolano nessun soggetto diverso dalle parti in causa. Le sentenze non hanno natura vincolante nell’ordinamento giuridico italiano nulla vieta che un altro TAR possa discostarsi , in procedimento successivo, dalla decisione in precedenza adottata. Anzi, teoricamente (anche se di rado avviene) potrebbe adottare anche una decisione diametralmente opposta alla precedente. Questo prova a maggior ragione dell’assoluta necessità di una legge quadro che metta riordino nella materia e che tenga conto delle sentenze di giurisprudenzialmente più alte non dimenticando però il fatto che a casi uguali si applicano norme uguali, non possono essere valide per l’Italia e non per la Spagna o Portogallo come giustamente rilevato in commissione parlamentare”.

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