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Disoccupazione e precarietà a livelli storici, ha ancora senso parlare di Festa dei lavoratori? “Assolutamente sì”

Risponde Fulvio Fellegara, segretario generale di Cgil Imperia: "E' necessaria per ridare valore al lavoro"

Imperia. Ogni mese l’Istat snocciola il numero dei giovani disoccupati, ogni mese i giornali urlano al nuovo record storico. Gli anni della crisi hanno messo in rilievo la fragilità del sistema economico italiano, provincia di Imperia compresa dove, su una popolazione di quasi 215 mila residenti, gli ultimi dati disponibili parlano di un calo di 79 mila occupati e insieme di una crescita del 40,3% di ragazzi e ragazze inattivi. A fronte di tutto ciò, ha ancora senso parlare di Festa del Primo Maggio, Festa dei lavoratori?

Assolutamente e doppiamente sì – risponde Fulvio Fellegara, segretario generale di Cgil Imperia – . Oggi più di ieri la Festa dei lavoratori è necessaria proprio per ridare o dare più valore al lavoro, per vincere quella precarietà continua e per certi versi estrema che purtroppo ha investito anche la nostra provincia e soprattutto la sfera giovanile. Un Paese che esclude i giovani e non dà loro garanzie di futuro è un Paese fermo, che si condanna da solo. Ecco perché è importante la Festa dei lavoratori, ecco perché bisogna tenere alta l’attenzione e considerare il valore del lavoro come priorità assoluta, concentrando investimenti, risorse e ponendo in atto azioni mirate che debellino quanto non funziona”.

Su questo fronte la Camera del lavoro ha recentemente conquistato un risultato di non poco conto: ha mobilitato l’Italia con idee, proposte e partecipazione portando il Senato all’approvazione definitiva della legge su voucher e appalti. “L’abolizione dei buoni lavoro – spiega Fellegara – è un primo passo per combattere la precarietà e rilanciare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Un esito importante che risponde all’esigenza di gran parte degli italiani. Non è un caso infatti che, a riguardo, sul territorio nazionale abbiamo raccolto circa 3 milioni di firme, di cui più di 6 mila in provincia di Imperia. Ma non ci fermeremo. È in atto il secondo step”. Ovvero la manifestazione nazionale per la Carta dei diritti universali del lavoro che si svolgerà a Roma il 6 maggio e ha come intento quello di riaffermare con decisione la centralità del lavoro.

Il nuovo statuto – prosegue infatti il segretario provinciale di Cgil – vuole riconoscere il diritto al lavoro soprattutto di quei soggetti per troppo tempo rimasti esclusi, vittime dei dati. C’è poi Piano del lavoro volto a imprimere una cambiamento di rotta mediante l’adozione di misure straordinarie. Non si esce dalla crisi solo con politiche restrittive o leggi che modificano il lavoro senza incentivarlo. Si deve partire da un’azione straordinaria, anche per il nostro territorio che possiede buone potenzialità di sviluppo”. A cominciare dall’agroindustria e dal turismo, come emerge dall’analisi di Marco De Silva, responsabile dell’Ufficio economico Cgil Liguria, Imperia 2020 Industria alimentare, cult&turismo tra progetti europei ed occasioni da non perdere, presentata lo scorso novembre.

Secondo lo studio condotto da De Silva, l’economia dell’imperiese è un’economia ancora poco dinamica e poco incline all’utilizzo degli strumenti dedicati allo sviluppo, quali fondi europei e agevolazioni per le aree di crisi non complessa. “Esiste tuttavia un settore determinante che – ha illustrato il curatore del report – ha attraversato gli anni della crisi resistendo meglio degli altri e che garantisce, ancora oggi, occupazione e valorizzazione dei prodotti del territorio. Si tratta dell’industria agro-alimentare con le sue oltre 250 imprese e circa 1.600 dipendenti. Insieme alle attività di alloggio e ristorazione (quasi 8 mila dipendenti nel 2015) questi due settori, se opportunamente sostenuti ed integrati da politiche di sviluppo, possono essere i fattori vincenti  soprattutto per Imperia”.

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