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Da Ventimiglia al Messico, Valentina Rebaudo “La musica può aiutare l’integrazione” foto

"La musica permette di accettare le differenze"

Ventimiglia. Interessante e commovente lezione sulla musica e sulla scienza nel pomeriggio al Liceo Aprosio insieme a Valentina Rebaudo, che è stata l’ospite speciale del quinto ed ultimo incontro di “Arte, cultura, territorio” intitolato “Musica ed educazione alla pace. Da Ventimiglia al Messico passando per il Paraguay e la Palestina”.

valentina rebaudo

L’ex studentessa del liceo ormai famosa clarinettista, concertista, musicista e docente presso il Conservatorio di Losanna – Svizzera, è tornata nel luogo d’origine per condividere le sue conoscenze pedagogiche e musicali e per raccontare le sue esperienze in Palestina, Paraguay, Messico, America Latina e Medio Oriente dove ha allietato con la sua musica i bambini locali.

All’evento erano presenti anche il sindaco Enrico Ioculano, l’assessore Pio Guido Felici e il sindaco di Pigna Daniela Simonetti oltre a diversi studenti, professori e persone interessate all’argomento.

“Sono emozionato ad averla qua, dove tutto è iniziato. Grazie alla sua passione è riuscita a realizzare il suo sogno. Ha girato il mondo e con la sua musica e riuscita a trovare forza e passione in luoghi che sono difficili. Sarebbe bello averla qua a suonare. Sia a livello individuale che con l’orchestra. Continua sia la sua carriera pedagogica che da insegnante di musica. Non è solo teoria quella che lei conosce ma deriva anche dalle sue esperienze personali. Trasmette un messaggio di speranza” – afferma il professore Perotto.

“Sono contenta di essere qua. Grazie per l’accoglienza. Il tema principale di oggi è musica ed educazione alla pace perciò per prepararmi a questo incontro ho cercato un nesso tra questi termini. Ho cercato di fare una sorta di percorso” – dice Valentina Rebaudo.

Ha iniziato con un documentario per spiegare meglio il nesso tra musica e cervello. Dopo ha fatto un excursus storico sulla pedagologia e nella seconda parte ha parlato della sua esperienza in Messico e in altre parti. Poi ha parlato di musica e integrazione.

Dopo aver fatto vedere un estratto in inglese spiega che “la prima parte parla di musica e scienza, con un esame neurologico sul cervello si è potuto notare che quando si tratta di affrontare dei problemi una parte di cervello, quella razionale, si illumina; quando invece si fa sentire la musica tante parti del cervello si illuminano contemporaneamente”.

La seconda parte dell’incontro si concentra sulla Palestina e in particolar modo sull’Edward Said National Conservatory of Palestine. “In un paese pacifico che vive lontano dall’occupazione è nato il conservatorio. È il paese anche dove è nata la prima università sotto l’occupazione. E’ un esempio per i giovani che vogliono costruire un futuro diverso dalla violenza. L’università usa una vecchia casa per accogliere il progetto di musica. Oggi il conservatorio ha due mila allievi e venticinque professori e costituisce una testimonianza concreta per i giovani. È la sede estiva dei campi estivi in cui vado. Vengono fatti cinque settimane di campo musicale in estate e cinque in inverno. I bambini sono accolti per fare musica. Gli strumenti vengono dati da associazioni. Li è qualcosa di immaginabile per un bambino vivere lontano dai problemi - afferma – Parlare del conflitto islo-palestinese è come parlare del derby Roma-Lazio, cioè per forza si prende una parte. Non ha modo di potersi concludere. In una situazione così complicata si avrà la tendenza di dire che l’importanza della musica possa portare la pace. Per me non è così. Però è una forma d’arte che aiuta a riflettere e inizia il dialogo. La musica insegna ai giovani ad ascoltare e li indirizza alla riflessione e al dialogo provando così a vivere con le nostre differenze”. Ha mostrato delle foto del luogo e dei bambini vissuti nel 2012, anno in cui ha assistito personalmente ad uno scontro che l’ha segnata molto.

Recycled orchestra of Paraguay. A Cateura Favio Chavez nel 2006 ha deciso di dire basta alla situazione, la città vive immersa nei rifiuti, e così con i rifiuti ha iniziato a costruire degli strumenti musicali. Nel 2013 abbiamo avuto la fortuna di far venire l’orchestra in Palestina. Era molto toccante che i giovani palestinesi e paraguaiani nonostante non avessero un territorio di incontro, perché sono lontani, grazie allo strumento riuscivano a parlare tra loro. Smembrava davvero che lo strumento parlasse per loro. E’ stata una bellissima esperienza conoscere questi giovani. I giovani oggi suonano e costruiscono strumenti grazie a questo incontro. Grazie al successo dell’orchestra è stata costruita una scuola e le condizioni ambientali e sanitarie del paese sono migliorate” – racconta Valentina.

“Il Messico è l’ultima esperienza che ho avuto. Crescendo con la musica è una fondazione nata nel 2012 per permettere l’accesso della musica ai giovani che vivono in povertà e seguire lezioni di musica in un contesto tranquillo e colorato. Oggi ci sono 360 alunni dai 6 ai 13 anni che vivono lì tutto il giorno. Ogni mattina danzano per scaricare i problemi che hanno a casa” – spiega.

Nell’ultima parte dell’incontro ha parlato di musica e integrazione ed ha spiegato che è possibile usare la musica per integrare gli stranieri Una possibile soluzione adattabile anche per la città di confine. “La Spagna ha deciso di cancellare dal 2013 la danza e l’arte dal programma scolastico. È un passo indietro. La cosa non ha nessun senso. È un paese che si chiude su se stesso – dice – La Finlandia invece ha rispetto per la musica, che deve far parte del programma elettorale di ogni politico. Se non ci dovesse essere non viene nemmeno preso in considerazione”.

“La Svizzera invece è il paese in cui vi è multiculturalismo. È il paese con più stranieri. Nel solo 2015 sono 11 mila i siriani arrivati in Svizzera. Vi sono corsi culturali musicali per permettere a tutti i bambini di accettare ciò che non conoscono e far sentire gli stranieri a casa. È il progetto Schnabelwetzer che ha davvero un grande successo e che tutte le scuole sono obbligate a farlo per aiutare l’integrazione”.

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