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Taggia, non ha ancora un nome l’aggressore di Alessio Barillari: proseguono le indagini dei carabinieri foto

Ancora critiche le condizioni del ferito. Sul caso indagano i militari del capitano Paolo De Alescandris

Taggia. Non ha ancora un volto né un nome l’aggressore di Alessio Barillari, 33enne residente in via Campo Marzio con precedenti per droga. Una cosa però è certa: ha sparato per uccidere. Quei colpi di fucile esplosi da una distanza ravvicinata, quasi sicuramente alle spalle della sua vittima, fugano ogni dubbio: il killer non voleva che Alessio Barillari vivesse.
A mezzanotte di sabato si è presentato alla porta di Barillari, che gli ha aperto senza timore. Forse conosceva il suo aguzzino, forse si fidava di lui o forse, semplicemente, non vedeva in quell’uomo una minaccia. Poco dopo, però, l’uomo ha imbracciato un fucile e ha fatto fuoco, senza esitazione. Poi è scappato e la sua identità, al momento, resta avvolta nel mistero, così come il movente del tentato omicidio.

Mentre il 33enne è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, i carabinieri al comando del capitano Paolo De Alescandris stanno indagando a 360 gradi per arrivare al “killer” di Barillari. I militari del nucleo operativo e dell’aliquota radiomobile della compagnia di Sanremo insieme a quelli della stazione di Arma di Taggia in queste ore hanno ascoltato i vicini di casa del 33enne. Nel centro storico di Taggia, dove le case sono costruite una vicinissima all’altra, qualcuno potrebbe aver visto movimenti strani o persone sospette: testimonianze, queste, che potrebbero dare una svolta alle indagini.

Coordinati dal capitano De Alescandris, i carabinieri stanno anche visualizzando i filmati delle telecamere presenti nell’area, in cerca di fotogrammi che potrebbero aver ripreso il killer.
La caccia all’uomo, accusato di tentato omicidio, continua. I carabinieri al momento non escludono nessun movente, nemmeno quello di un regolamento di conti: Alessio Barillari, infatti, non è un nome sconosciuto alle forze dell’ordine in quanto nel 2014 era stato arrestato proprio dai militari dell’Arma nell’ambito dell’operazione antidroga “Deja vu”.

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