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Sanremo, tragedia evitata in carcere: detenuto tenta di impiccarsi, salvato in extremis dagli agenti della Penitenziaria

E' il 3 tentativo di suicidio nel carcere di Valle Armea dall’inizio dell’anno

Sanremo. Tragedia evitata per un soffio, oggi pomeriggio, nel penitenziario di Valle Armea. Un 40enne di origine nordafricana ha tentato di impiccarsi nella sua cella. L’uomo è recluso nel settore dei “reati comuni” e solo il tempestivo degli agenti della Penitenziaria ha evitato il peggio. Poi i soccorsi del 118 hanno fatto il resto è l’aspirante suicida è stato salvato e trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale Borea di in codice giallo di media gravità.

“Questo è il 3 tentativo di suicidio nel carcere di Valle Armea dall’inizio dell’anno – spiega Michele Lorenzo, segretario nazionale del sindacato di Polizia Penitenziaria (SAPPe). “Purtroppo queste criticità sono dovute soprattutto alla mancanza di personale di supporto: psicologico e psichiatrico – dice ancora Lorenzo – a Sanremo c’è solo una persona che si occupa di questo, presente nel penitenziario solo otto ore alla settimana. I casi come questo sono comunque la punta di un’iceberg fatto di episodi di autolesionismo. Anche i tossicodipendenti avrebbero bisogno di questo tipo di supporto, che però non c’è”

Poi il segretario del SAPPe snocciola qualche dato: “A Sanremo 230 detenuti e 160 agenti di Polizia Penitenziari presenti. Agenti che devono assicurare tutti i servizi dell’istituto.

Dall’inizio dell’anno 5 episodi di aggressione, 50 autolesionismi, 4 danneggiamenti ed un incendio doloso, danno la vera dimensione dell’istituto.

Tutto questo non può gravare sulla Polizia Penitenziaria di Sanremo – continua il SAPPe – bisogna rivedere tutto il sistema penitenziario italiano e non solo la terminologia o i metri quadri di una cella, il rispetto della dignità dell’uomo in cella passa attraverso la capacità di poterlo supportare con esperti e personale qualificato . La Polizia Penitenziaria è demandato il compito di garantire sicurezza ed incolumità, ma con quali strumenti?

Oggi a distanza di 14 mesi, la chiusura del carcere di Savona si manifesta in tutte le sue sfaccettature negative, tra le quali l’aumento di detenuti nei restanti penitenziari della Liguria.

In conclusione – continua il segretario del SAPPe LORENZO – oggi non possiamo fare altro che fare i conti con gli eventi critici sperando che possiamo sempre raccontare di tentati suicidi e mai di eventi più gravi, Perché allora le colpe non dovranno essere addossate al poliziotto di turno ma a chi oggi consente questa condizione detentive e senza adeguati supporti o strumenti.

Donato Capece, segretario generale SAPPE, esprime “solidarietà e apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di SANREMO. E’ solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie”.

Dura la critica del SAPPE ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria: “In tutto questo contesto, il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Consolo si preoccupa di cambiare taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri e non a mettere in campo adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi. La preoccupazione del DAP è che non si debba più dire cella ma camera di pernottamento, la domandina lascia il posto al modulo di richiesta, lo spesino diventa addetto alla spesa dei detenuti, non ci sarà più il detenuto lavorante ma quello lavoratore e così via”, conclude. “Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane e liguri, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal DAP. Che ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella e che ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. Non, insomma, soluzioni concrete alle aggressioni, risse, rivolte e incendi che sono all’ordine del giorno e frequentissime anche nel carcere di Sanremo, visto anche il costante aumento dei detenuti in carcere, o all’endemica carenza di 7.000 unità nei ruoli della Polizia Penitenziaria. No. La priorità, per il Capo DAP, è la ridenominazione delle parole in uso nelle carceri…”

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