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Porto di Ventimiglia, la società Mannini Group presenta ricorso contro Comune e Cala del Forte

Presa di mira l'approvazione della variante. Il commento del consigliere di opposizione Ballestra

Ventimiglia. Non c’è pace per il “porto degli scoglietti”. Dopo le indagini avviate dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), che ha richiesto l’intera documentazione sul porto dopo la segnalazione dell’ex segretario comunale, dottoressa Simona D’Urbano, ora il Comune si dovrà difendere nel ricorso al tribunale del TAR presentato dalla società Mannini Group Srl che contesta l’approvazione della variante 2 alle opere a mare del porto turistico con la quale sono stati diminuiti i posti barca per poter ospitare imbarcazioni più grandi.

Nei dettagli, la società con sede a Milano che fa capo al dottor Paolo Cuneo, mette sotto accusa da una parte le procedure che hanno portato alla variante e che avrebbero agevolato un interesse privato e dall’altra la diversa dislocazione di due posti barca, di quattordici metri di lunghezza ciascuno, che la Cala del Forte aveva promesso, con scrittura privata, alla società “Investimenti marittimi srl” (successivamente fusasi nel Mannini Group) e che invece sono stati spostati proprio in seguito alla variante.

“Il comune si è costituito per difendersi da un ricorso promosso da un gruppo privato sulla variante al porto”, commenta Giovanni Ballestra, consigliere di opposizione, “Premettendo che ci fa piacere che l’opera venga conclusa, però questi ultimi dieci giorni ci fanno un po’ preoccupare. Prima l’ANAC ha aperto un fascicolo nel quale ha chiesto documentazione rispetto alla pratica del porto, nel suo complesso, quindi a partire dagli anni Novanta sino al 2016. Non possiamo dimenticare che sicuramente fino al 2011 tutto quello che sul porto è stato fatto è stato visionato dalle forze dell’ordine e dalla commissione di accesso (composta da tre commissari prefettizi) che fece la relazione per far commissariare il comune per presunta infiltrazione mafiosa. Fu altresì visionata dall’antimafia e fu aperta un’inchiesta a carico di Maccapani e Scullino e quindi credo che gli aspetti che sono maggiormente da verificare, insieme ai vecchi, siano quelli sotto la gestione prefettizia (ritardo lavori, passaggio delle quote, variante urbanistica….) e sotto l’amministrazione Ioculano, dunque l’approvazione della variante e il passaggio delle quote alla società monegasca”.

“Oggi viene fuori la questione del ricorso”, continua Ballestra, “Non posso non ricordarmi che durante l’iter di approvazione di questa variante successe un fatto un po’ particolare: il sindaco incontrò un anno prima della variante una società inglese che era interessata alla proposta di acquisto del porto… ahimè però non fu comunicato mai al consiglio comunale a livello di informazione. Ora, se nulla fosse avvenuto credo che non ci sarebbe nulla da rilevare nel comportamento poco trasparente del sindaco, ma siccome nel frattempo è avvenuta una variante per richiesta del concessionario (e non del comune), i consiglieri comunali non furono edotti di tutti gli elementi di conoscenza per poter dare giudizio esaustivo rispetto a questa pratica. A una mia precisa interpellanza, il sindaco rispose che non si ricordava di averla incontrata: un fatto un po’ curioso, questo, che insieme a tutto il resto dimostra l’atteggiamento sconclusionato e approssimativo che il sindaco ha su pratiche importanti per la città”.

“Si chiarirà con il tempo”, conclude il consigliere, “Se queste dimenticanze vengono a caso o sono motivate da altre ragioni”.