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L’antica arte dei parmureli raccontata da Filippo Di Blasio: “I segreti? Tecnica, pazienza e tanta fantasia” fotogallery

L’industriosa lavorazione delle foglie di palma segue metodologie di intreccio tramandate di generazione in generazione

Sanremo. Oggi, Domenica delle Palme o De passione domini, milioni di fedeli si raduneranno sui sagrati delle loro chiese recando fra le mani ramoscelli di ulivo o di palma: simboli del rito cristiano preludio alla Pasqua che saranno benedetti dal parroco e che, dopo la celebrazione della messa, i cattolici porteranno nelle loro case come augurio di pace. Per l’occasione, a Sanremo e nella vicina Bordighera, da secoli le foglie di palma vengono lavorate mediante tecniche di intreccio volte a creare manufatti pregiati, i parmureli, di cui, direttamente dagli studi di Riviera24.it, il 63enne Filippo Di Blasio illustra il laborioso processo di confezionamento:

Riviera24 - L'antica arte dei parmurelli spiegata da Filippo Di Blasio

I palmureli – spiega Di Blasio, che ne ha appreso l’arte all’età di 10 anni su insegnamento di un frate cappuccino – sono realizzati utilizzando le parti più tenere e chiare di grandi foglie di palma che vengono poi intrecciate seguendo tecniche e modelli particolari ma anche affidandosi al proprio estro creativo”. Una lavorazione complessa che segue metodologie tramandate di generazione in generazione, le quali, qualche anno fa, hanno anche acquisito il marchio Deco. “Il procedimento – prosegue l’abile intrecciatore – è piuttosto articolato: occorre passare e ripassare fra loro i rametti creando disegni e figure, come, ad esempio, crocette o corone. Il tutto deve essere riprodotto in maniera speculare sia davanti che dietro la foglia di palma. Non è difficile, una volta acquisita la manualità l’intreccio nasce da solo. Naturalmente è opportuno dotarsi di un buon paio di forbici, un tavolo di appoggio e soprattutto tecnica, pazienza e tanta fantasia“. Segreti che accomunano gli intrecciatori e le intrecciatrici dell’intero circondario.

La confezione di palmureli è infatti una tradizione tutta locale spartita solo con la popolazione bordigotta. Soprattutto in passato rappresentava un’attività di primo piano, la cui coltura e commercializzazione costituivano, insieme al mercato degli agrumi e dell’olio, una grossa fonte di guadagni. A riguardo, presso l’archivio storico di Villa Zirio sono stati rinvenuti documenti di straordinario valore che contemplavano specifici capitoli per regolamentarne il commercio. Secondo quanto si evince dagli ordinamenti trascritti da Giuseppe “Pipin” Ferrari nel secondo volume di Sanremo 500 anni, in Riviera l’officio di tagliatori di palma poteva essere svolto soltanto dietro debita licenza e le raccolte annuali di foglie erano due: “la romana che interessava i parmoreli da usare la Domenica delle palme e l’ebrea per la Pasqua israelita. La prima si effettuava verso la fine di febbraio, la seconda intorno alla metà di luglio e durava fino a quasi tutto settembre”. Legata alla leggendaria vicenda di capitan Bresca e del suo famoso privilegio, infine, l’antica arte dei parmureli da secoli impegna il Comune di Sanremo nell’invio a Roma dei rami di palma intrecciati per la benedizione solenne officiata dal Pontefice durante la De passione domini.

 

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