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La “polveriera” di Borgomaro presa d’assalto dai fotografi di “Invasioni digitali”

La storia farà ancora un passo indietro, nella cava medievale che fornì le pietre per le case e per le macine da frantoio

Borgomaro. Come tanti “Indiana Jones” i fotografi di “Invasioni digitali” hanno preso d’assalto la Valle del Mare.  Presentata lo scorso anno sotto un’imprevista pioggia battente, l’invasione è stata riproposta oggi per permettere a più invasori di scoprire le affascinanti e, a tratti, tragiche vicende della Polveriera Valle Impero.

Il 18 novembre 1944 una colonna di fuoco superò in altezza le nubi che sovrastavano le montagne dell’Alta Valle Impero. Quintali di balistite, destinata a propellente per i cannoni del Vallo Alpino, trasformò la Polveriera, liberata dai partigiani, in un inferno. I sacchi e le casse svuotati dall’esplosivo, riversato sul terreno, erano ottimi contenitori per olive e olio in un’annata di produzione straordinaria.

A pochi minuti di cammino, la cava di colombina riposava sotto un manto di terra ed erba, nascosta agli occhi degli aerei nemici. Dopo più di 70 anni le memorie di un intero villaggio abitato da migliaia di bombe, munizioni e cariche esplosive torneranno alla luce.

La storia farà ancora un passo indietro, nella cava medievale che fornì le pietre per le case e per le macine da frantoio, con il racconto del signor Pastorino il cui padre lavorò la colombina proprio in quel luogo. Un’invasione culminata anche con la visita al museo temporaneo creato dal Comune e dagli abitanti nelle scuole di Ville San Pietro con i cimeli rinvenuti nella Polveriera e nelle case: spesso le bombe, disinnescate, e le casse di esplosivo venivano riutilizzati per compiti di vita quotidiana, quindi conservati in solai e cantine.

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