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Finisce in archivio il processo dei subappalti del porto di Imperia

Undici gli imputati tra cui Delia Merlonghi

Imperia. E’ finito in archivio perché prescritto il processo davanti al giudice monocratico Caterina Lungaro.

Undici erano gli imputati, legali rappresentanti di altrettante imprese coinvolte nella lunga catena di subappalti per la costruzione del porto di Imperia. Ma questa volta la Porto di Imperia Spa, che in altre occasioni era stata coinvolta nei cicloni giudiziari, figura come parte lesa.

La citazione a giudizio era stata firmata dal pubblico ministero Marco Zocco e riguardava un’inchiesta stralcio sulla costruzione del bacino turistico, che vedeva i legali rappresentanti delle imprese coinvolte nei lavori accusati di aver dato vita a una catena di subappalti, senza l’autorizzazione della Porto Spa, che aveva affidato la costruzione dello scalo alla Acquamare Srl del Gruppo Acqua Marcia, all’epoca guidato dall’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone.

A rispondere dell’accusa in questo processo sono stati chiamati Delia Merlonghi, legale rappresentante di Acquamare e braccio destro di Caltagirone (nome che figura praticamente in tutte le inchieste sul porto: è assistita dall’avvocato Federico Luppi), Emanuele Giovagnoli, della Sielt Immobiliare, Giovanni Vecchi di Save Group, Patrizia Patricelli, di Impregeco, Mariassunta Longo, della Metroquadro, Agatino Visconti della Futura Costruzioni, dichiarato irreperibile con decreto del settembre 2013, Francesco Gandolfo, della B&C Costruzioni, unica impresa ligure coinvolta, Lorenzo Vassallo della Edl Vas, Gianni Tasca della Aldo Tasca Spa e due titolari di impresa individuale: Enrico Basso e Adem Mamudosky, entrambi della provincia di Treviso.

Il pm Marco Zocco li accusava di aver agito “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, avendo ottenuto in appalto opere riguardanti la pubblica amministrazione e oggetto della Concessione demaniale marittima rilasciata in data 28 dicembre 2006 dal Comune di Imperia alla Porto di Imperia Spa» per la costruzione del nuovo porto, in quanto «ricevevano e concedevano un subappalto, dando vita ad una catena di almeno sei livelli, le opere stesse,senza l’autorizzazione della Porto di Imperia Spa”.

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